I teorici della cospirazione. In 500 contro le scie chimiche

scieModena, 22 dicembre 2013 – Alle 9 del mattino in piazza Sant’Agostino si rincorrono nubi bianche, figlie di una pioggia notturna da poco cessata, ma c’è chi guarda il cielo con aria accigliata e regala il primo allarme di giornata: «Quanto a scie chimiche, anche oggi non si scherza…». Massimo Ridolfi, editore, una quarantina di anni, l’aria di chi sa trasformare un marciapiede in un palco, non vuole sentirsi dare del «leader», ma è lui il capofila di tutto. Giornalisti e tv non sono apprezzati: «Occultano la verità, parlano d’altro». Meglio un’intervista cucinata in casa. L’attivista accende la videocamera e Ridolfi praticamente ci entra dentro: «Il Nuovo Ordine Mondiale (sì, con le maiuscole, ndr ) ha paura di noi. La loro forza è l’omertà, ma noi la romperemo e ridaremo consapevolezza alla gente: diremo a tutti che ci stanno avvelenando, uccidendo!». Attorno a Ridolfi ci sono 21 attivisti. Passa sferragliando un bus. Si alza un volo di piccioni. Ma sono solo le 9. A mezzogiorno saranno quasi in 500. Hanno addosso pettorine gialle con la scritta «Basta scie chimiche», qualcuno le mascherine antigas. Ci sono modellini di aerei che sparano incenso che stordisce. E slogan alla Modugno: «Per un blu dipinto di blu: contro le scie chimiche anche tu».

La notizia è che in un sabato prenatalizio di una città dinamica e con pochi grilli com’è Modena si materializzano, come uscite dal nulla, centinaia di persone (bimbi in carrozzina compresi, cagnolini a parte), pronte, gioiosamente cariche, ad invadere pacificamente le vie del centro storico per lanciare il loro grido d’allarme contro la «peste del secolo»: le scie chimiche. Un mostro, raccontano, che viene dal cielo. Lo sputano gli aerei. E sbaglia chi pensa sia innocua condensa. In realtà, denunciano Ridolfi e l’associazione «Riprendiamoci il pianeta», quei fumi che disegnano traiettorie bianche nei cieli altro non sono se non l’esito «finale e micidiale» di «un piano criminoso mondiale» che punta «ad alterare il clima per inconfessabili obiettivi economici, commerciali e pure bellici» attraverso le irrorazioni chimiche rilasciate «da aerei cisterna privi di riconoscimento». Veri e propri veleni, tipo bario, alluminio e polimeri sintetici, che si presentano con la forma di «lunghi e appiccicosi filamenti» e che «sono fonte di malattie e di mutamenti climatici dagli effetti devastanti». Una strategia occulta, di cui Nato, Usa, poteri forti e chi più ne ha più ne metta tirerebbero da sempre le fila, facendo leva sull’omertà dei mezzi di comunicazione.

Pensieri forti. Ma, a voler essere benevoli, a dir poco di nicchia. La teoria delle scie chimiche, decollata a metà degli anni 90 dagli Usa e amplificata dalla Rete e da alcune trasmissioni tv, non vanta alcun credito da parte della comunità scientifica, ha collezionato una serie infinita di smentite da governi e autorità di mezzo mondo, viene definita priva di riscontri empirici e soprattutto va a sbattere contro una banalissima obiezione: «Ma chi sarebbe così stupido da avvelenare il pianeta, avvelenando anche se stesso?». Per molti, è semplicemente una bufala. Volante, naturalmente.

Li chiamano «complottisti», Ridolfi e i suoi, gente che vede ombre ovunque. A guardarli stamane sembrano un’allegra brigata di amici. Sono organizzati, c’è pure il servizio d’ordine (due attivisti, ricetrasmittente incollata alla bocca: «Non si sa mai…»). Un corteo pacifico, colorato. Tanti giovani, molte donne. Pensionati. Studenti. Mamme con bimbi. Vengono da Udine, Roma, Firenze, Padova, Bologna, Reggio Emilia. Assortimento trasversale. Gente comune. Gli organizzatori sconsigliano le interviste alla stampa. Si parla attraverso slogan preconfezionati: ad ognuno viene consegnato una sorta di breviario da recitare. Un po’ militarizzati. Capita a chi si considera depositario di verità sconvolgenti. E drammaticamente incompreso. Si sentono sott’attacco, tutta colpa di questo Nuovo Ordine Mondiale. E allora, via, davanti alla sede dell’Arpa (chiusa il sabato) a gridare: «Bugiardi, bugiardi, basta con le scie». Poi all’Accademia dei cadetti e sotto la Ghirlandina: «Non siamo mica matti, non vogliamo il cielo a scacchi». I modenesi guardano e non tutti mettono a fuoco: «Chi è che scia?…». Ma chi lo ferma Ridolfi? «Dicono che siamo da Trattamento sanitario obbligatorio, ma noi fermeremo gli aerei della morte». Anche al cagnetto hanno messo la pettorina anti-scie: e lui, baldanzoso, sgancia la sua personalissima scia in mezzo alla via Emilia. In cielo nuvoloni bianchi, ancora. Brutto segno.

di Francesco Alberti

 

Fonte Corriere della Sera