Adozioni in Congo, il caso si sblocca. Letta: ”La soluzione sarà rapida”

famiglie adozioni congoTelefonata tra il premier e l’omologo di Kinshasa: «Riesamineremo tutto». Le famiglie bloccate: grande notizia

Roma, 24 dicembre 2013 – La telefonata del premier Enrico Letta all’omologo congolese Matata arriva come un regalo di Natale per le 24 famiglie bloccate a Kinshasa con i figli adottivi. Alla Vigilia, il premier italiano accelera deciso verso una soluzione e chiede, ottenendole, rassicurazioni da parte del governo congolese perché i casi italiani vengano al più presto riesaminati. Una delegazione di alti funzionari della Farnesina e dell’Ufficio del ministro dell’Integrazione è già in viaggio verso il cuore dell’Africa e da mercoledì incontrerà lo stesso Matata e le autorità competenti per giungere a una soluzione in tempi rapidi. Il che significa consentire finalmente alle famiglie, che pure avevano espletato tutte le regolari procedure per l’adozione, vedendosi poi negare il nullaosta all’uscita dal Congo, di tornare finalmente in Italia con i loro bambini.

LA GIOIA DELLE FAMIGLIE – La notizia è subito arrivata a Kinshasa. Francesca, trevigiana, ferma da un mese in Africa, rilascia la prime dichiarazioni: «L’interessamento del premier Letta ci fa molto piacere. È un segnale importante. Siamo sicuri che siano in corso trattative per risolvere la situazione». Le coppie e i loro bambini sono distribuiti in tutta la capitale, il punto di incontro è l’ambasciata italiana. Uno dei problemi, oltre alle condizioni in cui sono costretti a vivere da settimane, con poco cibo e il rischio di contrarre infezioni, sono gli spostamenti: con il visto scaduto, la mobilità è ridotta. «Ci hanno consigliato di uscire accompagnati. L’ambasciata sta facendo molto per noi», dice Francesca. « Ma l’unica nostra gioia è che da un mese siamo con i nostri figli. C’è già un legame molto forte. Il nostro è piccolo, ma gli altri bimbi sono molto recettivi rispetto all’Italia, chiedono di vedere di persona le altre persone della famiglia, i nonni, visti in foto o nei collegamenti web».

I COMMENTI DALL’ ITALIA – È «un’ottima notizia» , commenta a caldo Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini (Aibi), ente che supporta sei delle 24 famiglie coinvolte. Lunedì, rende noto Griffini, gli enti coinvolti nella vicenda congolese avevano incontrato il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge. «Un incontro positivo – commenta – nel quale il ministro ci aveva detto dell’imminente partenza per Kinshasa di una delegazione italiana ad alto livello», come ha confermato martedì lo stesso premier Letta. Griffini ha chiamato le sei famiglie rimaste in Congo per passare il Natale con i loro figli. «Sono serene e fiduciose, l’impegno delle istituzioni italiane le ha rassicurate», ha riferito. Ma il presidente dell’ente non si ferma qui. «Ora spero che, una volta superata questa vicenda, si possa pensare a una riforma dell’adozione internazionale. Dobbiamo far tesoro di questa esperienza per fare in modo che casi del genere non si ripetano più».

IL NODO ADOZIONI – La vicenda delle adozioni bloccate comincia il 25 settembre scorso, quando il Congo dirama a tutte le ambasciate un’informativa che sancisce la sospensione, per un anno, di tutte le adozioni, negando il permesso di uscita per i bambini adottati dalle famiglie straniere. Una decisione cui il governo congolese è arrivato dopo aver esaminato un rapporto interno in cui si parla di un traffico di bambini adottati e poi abbandonati o rivenduti. Tutti casi che, secondo Kinshasa, non riguardavano comunque adozioni da parte di famiglie italiane. I ministri Bonino e Kyenge sono poi intervenuti parlando con le autorità del posto. A quanto risulta, le adozioni italiane sarebbero formalmente approvate, ma a causa della sospensione imposta i bambini non possono lasciare il paese.

Fonte: Corriere della Sera

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