Cresce l’attesa per messaggio Napolitano

Presidente_NapolitanoRoma, 31 dicembre 2013 – Dalle macerie del dopoguerra, agli anni del boom economico. I primi scricchiolii degli anni ’70, il terrorismo e le stragi di mafia, fino alla deflagrazione di Tangentopoli. Poi la crisi economica, la disaffezione dalla politica che sconfina nel populismo antieuropeo. C’e’ l’intera storia repubblicana nei messaggi alla nazione di fine anno.

Una tradizione che nasce nel 1949 con il primo ‘vero’ presidente, Luigi Einaudi, e che passa attraverso ben 10 capi di Stato. Mai pero’ in 65 anni l’evento che apre la serata di san Silvestro era stato così nel mirino della politica come oggi. L’appuntamento in diretta televisiva – ed oggi anche via web – che precede il cenone è sempre stato un’occasione per fare il punto della situazione del Paese.

Ma anche un’occasione per spiare lo studio del presidente, la sua scrivania con alle spalle il tricolore. Da sempre si è scommesso sui temi affrontati e sulla durata del messaggio. Sfida, quest’ultima, vinta senza storie dal presidente più esternatore della storia del Colle.

Con soli tre minuti e mezzo di collegamento Francesco Cossiga si conquistò nel 1991 un record insuperabile. Era l’ultimo anno del suo settennato, e Cossiga si era guadagnato la fama di “picconatore” criticando aspramente i partiti politici e la prima Repubblica, a suo dire compromessi dalla corruzione.

In un clima di critiche bollenti al suo operato scelse di spiegare agli italiani, in poco più di 3 minuti, perchè era meglio tacere piuttosto che non poter dire la sua verità. Certo,da Einaudi a oggi il linguaggio è cambiato. Ripercorrendo i primi discorsi si coglie una certa retorica nazionalista, un ricorso a termini come ”patria” e ”popolo”, del tutto adeguati alle ferite del dopoguerra. Einaudi non mancava, già allora, di alimentare l’orgoglio di un’Italia ricca di diversità, fondata sull’energia dei mille ”borghi” e città. Con Giovanni Gronchi l’Italia sembra già essere preparata alla corsa verso il benessere e si introducono i primi germogli di europeismo. Si punta decisamente su parole come ”progresso”, ”futuro” e ”fiducia”.

Concetti ripresi con più chiarezza da Antonio Segni (1962-193) nei due discorsi che fece dal Quirinale prima della sua famosa malattia che lo spinse alle dimissioni. Negli anni del socialdemocratico Giuseppe Saragat (1964-1971) fecero irruzione temi nuovi portati dal ’68. Mentre infuriava la guerra del Vietnam il Paese prese consapevolezza dell’importanza dei diritti civili e si aprì una sorta di rivoluzione culturale che sradicò l’Italia dal conservatorismo del primo dopoguerra. Ma il boom era agonizzante e Saragat iniziò a sottolineare l’importanza del ”lavoro” e non potè trascurare gli scossoni dello stragismo italiano, a partire da piazza Fontana (1969). Nel 1971 fu la il turno di Giovanni Leone che fu eletto dopo ben 23 scrutini e con i voti determinati dell’allora Msi. ”Terrorismo” fu la parola che segnò i suoi messaggi di fine anno di una presidenza segnata dallo scandalo Lockheed.

La ”crisi” entrava ufficialmente nel dizionario presidenziale. Ancora tanto ”terrorismo” per il presidente più amato dagli italiani, Sandro Pertini (1978-1985), che però fu costretto ad occuparsi anche di mafia: nel discorso di fine anno del 1982 parlò espressamente del problema mafioso ricordando le figure di Pio La Torre e del generale Dalla Chiesa. Si corre velocemente agli anni ’90 con un’altra turbolenta presidenza, quella di Francesco Cossiga (1985-1992) che fu segnata dalla caduta del muro di Berlino. ”Libertà” fu infatti una delle parole più usate dal picconatore. Con Oscar Luigi Scalfaro tornano alla ribalta termini come ”responsabilità” e ”politica”: il suo settennato si confrontò infatti con Tangentopoli e la fine di un’intera classe politica. Il settennato di Carlo Azeglio Ciampi riscopre il mondo, il nuovo secolo e si ritorna a stimolare la ”fiducia” verso un Paese che tutto sommato ancora cresceva. E quindi Giorgio Napolitano: domina la parola ”crisi” che accompagnerà il primo presidente ex comunista per tutto il settennato. E anche oltre, come confermerà anche il suo ottavo messaggio agli italiani.
Di Fabrizio Finzi

Fonte Ansa