Quell’amore rimasto al cancello

Foto: La Stampa
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Lei l’ha lasciato e lui, ogni anno, il 28 dicembre lascia una lettera con una rosa rossa all’ingresso della Rai legata con cura al muro.

Torino, 1 gennaio 2014 – Certe volte ci sono amori, finiti, che ce li si fa bastare per tutta la vita. O almeno, per moltissimo tempo. Perché in mancanza di un amore altrettanto grande, capita che si finisca per vivere dei ricordi di quello passato. Di Diego e Marilisa non sappiamo molto. Sappiamo che lei l’ha lasciato e lui, ogni anno, il 28 dicembre lascia una lettera con una rosa rossa all’ingresso della Rai, legata con cura al muro di Garelli. 
«Tornerò ancora qui, ogni anno, ogni 28 dicembre che il Signore mi darà ancora da vivere», scrive Diego. Torna per augurare buon anniversario al suo amore perduto, proprio in quel luogo che era il «loro» luogo. Il posto in cui si erano amati. Diego ha 38 anni, e ha (o aveva) un problema alla vista, dato che a un certo punto, nella lettera, racconta di un’operazione per salvarlo dalla cecità. Il suo primo bacio l’ha dato a lei, Marilisa, a 36 anni. «Non lo dimenticherò mai. Io quelle sensazioni le rivivo ogni giorno, nel ricordo di te, di noi. Non ho mai più vissuto niente del genere, ma nemmeno mi interessa». In ogni spazio di tempo che ha la sogna, la immagina, sale sulla Mole chiudendo gli occhi e pensando d’abbracciarla. La ama così, in silenzio, senza disturbarla.

Già, perché a quanto scritto nella lettera, lei adesso gli ha chiesto di stare lontano dalla sua vita. Lui è infelice ma non ha rancore. Si prende tutte le colpe, «Non posso biasimarti, non sono una persona facile da avere accanto», le chiede perdono: «Scusami per come sono inadeguato e maldestro, e per non aver saputo accogliere tutto il bene che mi davi». E la ringrazia: «Grazie Mari, grazie per aver scaldato il mio cuore e per avermi dato il coraggio di credere che anche io posso essere amato. Buon 28 dicembre, buon anniversario, Amore mio. Ovunque tu sia». «Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! – scriveva Dostoevskij -. È forse poco, sia pure per tutta la vita di un uomo?».

Cristina Insalaco (cristina.insalaco@gmail.com)
Fonte: La Stampa