La depressione per la perdita del lavoro dietro la strage in famiglia a Collegno

famiglia garattiniDaniele Garattini ha sparato a moglie, figlia e suocera, poi si è accoltellato

Torino, 1 gennaio 2014 – Il Capodanno di follia di Daniele Garattini, 57 anni, disoccupato, è iniziato e finito in poche ore. Al mattino, intorno alle 8.30 a suonato a casa del padre, in via San Donato a Torino. Come tante altre volte è salito in casa per fare una visita lampo. Una volta dentro, all’insaputa dell’anziano pensionato, ha prelevato la chiave di sicurezza dell’armadietto in cui il genitore conservava una decina di pistole – è un collezionista di armi – e si è portato via una Beretta calibro 6.35, calibro corto con tamburo a sei bossoli. Nella teca ha lasciato altre cinque armi antiche e quattro pistole detenute legalmente. Verso le 9.30 è rientrato a casa con l’Arma nascosta nel giubbotto. Di certo c’è che voleva uccidere. Forse, all’inizio, solo se stesso. Fatto sta che alle 13.25 ha iniziato una mattanza familiare. La suocera Daria Maccari, 84 anni, originaria di Bellinzago è stata la prima vittima. Malata anche lei da tempo di una patologia degenerativa è stata freddata nel sonno. Garattini le ha sparato un colpo solo, alla testa. Poi, l’assassino si è diretto verso la cucina dove la moglie Letizia Maggio, 54 anni, impiegata della Lavazza, stava cucinando. Ance a lei è toccata la stessa sorte della madre: un colpo in testa, uno solo. Gli altri tre proiettili, sono stati indirizzati contro la figlia, Giulia, 21 anni, studentessa. Tutti a segno, tutti alla base della nuca.

Una volta sterminata la famiglia, Garattini ha chiamato il 112. Ha dato nome, cognome e indirizzo: “venite – ha detto – perché ho ammazzato tutti”. Poi ha riattaccato. Si è puntato contro la pistola, ma i proiettili nel tamburo erano finiti. Cosi ha impugnato un coltello da cucina, lo stesso che teneva in mano mentre si avvicinava alla figlia (che aveva alcune ferite da taglio sull’avambraccio forse in un disperato tentativo di difendersi) . Ha rivolto la lama contro se stesso. e si è inflitto nove fendenti, l’ultimo, il più profondo, al cuore. E’ il colpo che l’ha praticamente ucciso. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, la porta era semiaperta (l’aveva lasciato cosi l’assassino prima di uccidersi). Garattini era ancora vivo. “Perchè l’hai fatto?” gli anno chiesto i militari. Lui, con l’ultimo rantolo di voce, ha risposto: “Sono pazzo, sono pazzo”. La figlia, ancora agonizzante è stata trasportata all’ospedale Martini ed è morta nonostante i disperati tentativi del 118 di rianimarla.

“Cosa c’era dentro? Una macelleria”. Cosi alcuni carabinieri che uscivano dal teatro del massacro, hanno commentato quanto accaduto . Un lago di sangue, madre e figlia per terra vicine, la suocera sul divano in una pozza di sangue. E’ stato il medico legale Giorgio Druetto ad effettuare una prima sommaria analisi dei cadaveri che ha chiarito meglio la dinamica dei fatti. Sul movente non ci sono più dubbi: “stato depressivo conseguente alla perdita del lavoro”.

“Daniele – ha raccontato la sorella ai carabinieri aveva inviato più di 40 curriculum in due mesi e sostenuti alcuni colloqui. Quanti? Non so, forse una decina”. Nessuno aveva avuto seguito. E lui sempre più disperato: “Lo vedi? A 57 anni non mi vuole più nessuno”. Ferito nell’orgoglio – “non è una questione economica, il fatto è che ho perso la mia dignità” aveva detto pochi giorni prima della strage – ha perso completamente il controllo: “Su è voluto portare via i suoi affetti più caro – ha raccontato ilo padre – quando si perde il lavoro c’è chi reagisce in un modo e chi in un altro. Era comunque un figlio premuroso che passava sovente da casa per vedere come stavamo”. In quella casa, in via San Donato a Torino, ha trovato l’arma della mattanza. I carabinieri hanno sequestrato al pensionato l’intera collezioni di pistole nel timore che potesse uccidersi anche lui per disperazione.

Giuseppe Legato
Fonte: La Stampa