Molto brava ma troppo bassa: deve lasciare i vigili del fuoco

Foto: Il Messaggero
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Torino, 22 gennaio 2014 – Ha iniziato giovanissima a inseguire il suo sogno: a soli venti anni Elena Genero, di Torino, è entrata a far parte del Corpo volontario dei Vigili del Fuoco. Ha spento incendi, ha partecipato alle missioni più impegnative. Ha svolto il suo lavoro così brillantemente da ricevere premi e riconoscimenti.

E ora, a 37 anni, le è stato detto che non può arruolarsi e fare della sua passione un mestiere a tutti gli effetti. Perché non è abbastanza “prestante”, Elena, per fare il pompiere: le mancano quattro centimetri di altezza. È una delle clausole del bando di concorso per entrare a far parte del Corpo: la statura minima richiesta, per legge, sia per gli uomini che per le donne, è di un metro e sessantacinque. Elena, invece, è alta un metro e sessantuno. A nulla sono valsi i suoi ricorsi a Tar e Consiglio di Stato, argomentando che altre forze dell’ordine, la Polizia di Stato ad esempio, fissano per le donne un limite in altezza non inferiore al metro e sessantuno. Elena resta esclusa e non potrà fare il pompiere di professione. Nonostante abbia la patente che la abilita a guidare il camion, un brevetto in soccorso alpino, uno in soccorso fluviale, uno da sommozzatore. Nonostante sia vigile del fuoco volontario dal 1997 e abbia ricevuto una menzione di merito per aver tempestivamente spento un incendio in un alloggio. Nonostante sia stata insignita della croce di anzianità di servizio, come premio per la sua lodevole carriera. Ora, Elena ha due lavori: «Per vivere faccio il tecnico informatico. Per passione continuo a fare il pompiere».

IL CONCORSO
Nel 2008, quando è uscito il bando di concorso per la stabilizzazione del personale volontario, ha superato tutte le prove ginniche. Al momento della visita medica il suo nome è stato però depennato dall’elenco dei candidati: troppo bassa. Elena non si è data per vinta e si è rivolta alla giustizia amministrativa. Nulla da fare: il suo ricorso è stato definitivamente respinto. Lei parla di discriminazione, perché «non si può porre un limite minimo di altezza identico per uomini e donne. Per noi donne l’altezza media è inferiore».

LA SENTENZA
Ma il Consiglio di Stato è di tutt’alto avviso: «l’attività del Vigile del Fuoco è meritevole di una specialissima deroga al divieto di discriminare uomini e donne in relazione alla statura», perché – è scritto nella sentenza – si tratta di un lavoro che «richiede per sua natura una certa prestanza fisica, ben più di quanto si richieda, ad esempio, agli agenti delle forze dell’ordine». L’assurdo, in questa storia, è che Elena, come volontaria, svolge spesso le stesse mansioni di chi è in ruolo. «Scusatemi, ma vorreste forse dirmi che un uomo alto un metro e sessantacinque si possa definire possente e prestante? Quella che chiamano “prestanza fisica” non si misura in altezza, ma nel dimostrare di saper svolgere il mestiere. E io lo dimostro da diciassette anni: lo so fare questo lavoro, lo faccio bene e da tanto tempo, ho sacrificato feste di Natale e di Capodanno, ho salvato delle vite. Cosa vogliono di più?».

Michela Allegri
Fonte: Il Messaggero