Poliziotti-talent scout scoprono 2 atleti al Centro accoglienza

polizia immigratiRoma, 2 gennaio 2014 – L’istinto del talent scout, un pizzico di psicologia e tanta, tanta solidarieta’. E’ il mix che ha permesso a due poliziotti di scovare le qualita’ del mezzofondista di razza in due giovani ospiti del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari e di aiutarli ad allenarsi e a partecipare a gare. Il nuovo numero di “Famiglia cristiana” racconta la storia di Abdul, 21 anni, e Mussie, 24 anni, uno somalo e l’altro eritreo. Quando gli agenti, vedendoli correre lungo il perimetro del Cara, ne hanno intuito le potenzialita’, nemmeno si scambiavano la parola: oggi sono grandi amici e chiamano i due poliziotti ‘big father’ e ‘big brother’, grande papa’ e grande fratello. Il sovrintendente Francesco Leone e l’assistente capo Francesco Martino, i due protagonisti in divisa della vicenda, da un anno e mezzo prestano servizio di vigilanza nel Cara, all’interno dell’area dell’Aeronautica militare: il primo ad essere notato da Leone, corridore amatoriale mezzofondista, e’ stato Mussie, la primavera scorsa; qualche giorno piu’ tardi e’ toccato ad Abdul, un passato da atleta nella sua nazionale che sarebbe emerso solo dopo. Si allenavano da soli, con le scarpe con le quali erano arrivati in Italia, sfuggendo a prigione e tortura: quando anche il cronometro ha confermato la bonta’ de loro tempi, Leone e Martino hanno fatto una scelta, “sostenere questi due ragazzi”. Con l’aiuto anche di un terzo collega, Donato Venturo, hanno acquistato loro “tute, magliette, materiale sportivo, scarpe da running professionali. E Abdul e Mussie, puntuali, hanno preso a macinare primati e trofei. Il resto va oltre il tartan: fra gli agenti e i due immigrati e’ nato un legame forte di amicizia che oltrepassa le mura del Centro. Per loro “siamo come una famiglia”, confessano con un filo di commozione i due agenti. “Anche noi siamo padri. Anche noi capiamo la sofferenza di questi ragazzi e delle loro famiglie”. (AGI)