Poliziotto a processo: la procura lo archivia, ma il ministero non gli riconosce il rimborso delle spese legali

Henry John WoodcockNapoli, 4 gennaio 2014 – Rovinato dal pm Henry John Woodcock, che dalla Procura di Potenza l’ha tirato in ballo in un processo lungo sei anni e poi finito con un’archiviazione. E poi abbandonato dal ministero dell’Interno, che non gli ha riconosciuto alcun rimborso per i 143mila euro spesi per pagare avvocati e carte bollate nella sua odissea giudiziaria. E’ la storia di Vincenzo Puliafito, ispettore superiore di Polizia e comandante a Courmayeur del Nucleo binazionale alla frontiera del traforo del Monte Bianco, iscritto al registro degli indagati nel giugno 2006 con l’accusa di aver intascato una mazzetta da Vittorio Emanuele di Savoia per chiudere in occhio in un controllo di frontiera e permettere l’ingresso dalla Francia di un fucile. “Dimostrerò che è un errore”, diceva all’inizio della vicenda. E l’ha fatto: dopo nove udienze preliminari e un ping pong tra rinvii e convocazioni, nel 2011 il Palazzo di Giustizia di Aosta (nel frattempo Potenza aveva riconosciuto di non avere competenza territoriale) ha archiviato il fascicolo. Ora che il Ministero dell’Interno, dopo altri due anni, gli rifiuta il rimborso, Puliafito si arrende: niente ricorso al Tar. “Costerebbe altre migliaia di euro, chi me li dà?”, dice a la Stampa.

La storia – Tirato in ballo da Woodcock per via di un’intercettazione, il poliziotto (nel frattempo andato in pensione) non dimostrava grande sbandamento. Nel giorno della contestata corruzione (il 3 novembre 2005), lui era in servizio a Bardonecchia come responsabile di un sito olimpico. “Altro che chiudere un occhio a Courmayeur – sbotta con il quotidiano torinese -, ero a 200 chilometri di distanza”. Per prendere atto dell’incongruenza geografica il sistema giustizia ha impiegato anni. A proposito di burocrazia, non se la cava meglio l’Avvocatura di Stato. La risposta alla sua richiesta di rimborso delle spese legali è che “la mansione di Puliafito non ha alcuna connessione con la condotta contestata in sede penale”. Vale a dire: dal momento che nelle sue funzioni di poliziotto non era disposto che si occupasse di controlli stradali, non è competenza del ministero la contestazione in sede penale per un rpesunto reato commesso nella funzione di controllo delle strade.
Fonte Libero Quotidiano