Uno bianca. Zecchi: assassini stanno bene, restino in cella

pilastroBologna, 4 gennaio 2014 –  ”Cosa chiediamo? Che gli assassini restino in carcere”. E’ l’appello che Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione delle vittime della Uno Bianca, ribadisce alla vigilia del 23esimo anniversario della strage del Pilastro: il 4 gennaio del 1991 in via Casini, nella periferia bolognese, la banda dei fratelli Savi uccise tre Carabinieri (Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini). Quell’evento, come ogni anno, verra’ ricordato domani con una messa celebrata nella chiesa di Santa Caterina e poi con una deposizione di fiori al monumento dedicato alle vittime. Alla commemorazione parteciperanno il sindaco Virginio Merola, la presidente ed il vicepresidente della Provincia, Beatrice Draghetti e Giacomo Venturi, oltre ad una delegazione del Pd guidata dal segretario Raffaele Donini. Per Zecchi, la convinzione che i killer della Uno Bianca non debbano lasciare il carcere si e’ rafforzata negli scorsi mesi, quando la presidente dell’associazione ha avuto l’occasione di rivedere di persona i Savi, a Rimini, in occasione di alcune udienze del processo a Tamas Somogyi, l’ungherese accusato di aver fornito le armi alla banda: a giugno Fabio, poi a novembre Roberto ed Eva Mikula. Lei “tutta elegante”, mentre i due fratelli “stanno bene, sono anche ingrassati. Erano sprezzanti, non c’hanno neanche guardato in faccia. Noi sembravano delle nullita’ in confronto a loro e questo ci ha dato molto fastidio”, racconta Zecchi. Roberto, in particolare, “ha solo i capelli bianchi- racconta la presidente dell’associazione- per il resto e’ uguale a come l’avevo visto 20 anni fa, in Tribunale, a Bologna”: evidentemente “ci sono carceri in cui si sta male, ma loro invece stanno bene”. Intanto, a Marino Occhipinti “continuano a dare dei permessi premio- aggiunge Zecchi- lo so per certo”.