Col fucile del padre va dall’ex moglie, fermato dalla madre

polizia40La donna chiama il 113 temendo che accada il peggio e la polizia avverte la ragazza che scappa di casa

Oristano, 5 gennaio 2015 – Amore violento. O violenza e basta. Ma a fermare le pessime intenzioni di un giovane deluso dal suo matrimonio andato male, ci ha pensato la madre che spaventata e preoccupata che tutto potesse sfociare in un atto di violenza assurdo, ha chiamato la polizia. È successo il giorno di Natale, quando, forse, R.T. (33 anni) ha sentito ancor di più la mancanza di quella famiglia che aveva voluto costruire e che non era più la sua da quando c’era stata la separazione. Il matrimonio andato male e la frustrazione per non riuscire a riconquistare quel che aveva avuto in passato l’hanno convinto ad imbracciare il fucile del padre.

Con l’arma è salito in macchina e poi ha preso la strada per San Vero Milis, dove risiede l’ex moglie con il figlioletto piccolo di tre anni. Cosa davvero volesse fare R.T. resta un mistero, perché fortunatamente, quando ha suonato alla porta della casa dove la ragazza risiede dopo la separazione, non era più lì. La madre del ragazzo aveva notato che il proprio figlio era uscito di casa dopo aver preso il fucile del padre e a quel punto ha temuto il peggio.
Con coraggio ha preso il telefono e ha composto il 113 e parlato con gli agenti in servizio alla sala operativa della Questura dicendo che temeva che il figlio potesse addirittura avere intenzione di uccidere. Magari era una paura eccessiva, ma di certo non si poteva correre il rischio e comunque c’era la vita di persone da proteggere. Scattato l’allarme, gli uomini delle Volanti, coordinati dal comandante Louis Manca, hanno immediatamente fatto scattare il piano che ha consentito alla ragazza di mettersi al sicuro assieme al piccolo.
Quando gli agenti si dirigevano verso San Vero Milis, la questura l’ha infatti immediatamente contattata chiedendole che si dirigesse in tutta fretta in un’altra abitazione, meglio se in una località diversa, assieme al proprio figlio. Così ha fatto e pochi attimi dopo, quando R.T. è arrivato a San Vero e ha suonato alla porta della casa in cui era convinto di trovare l’ex moglie, nessuno ha aperto la porta. Fortunatamente la casa era vuota.
A quel punto è tornato a Oristano e ha rimesso l’arma al suo posto, ma ormai aveva tutte le forze dell’ordine dietro si sé. La polizia aveva nel frattempo avvisato i carabinieri di San Vero Milis, con i quali è iniziata una stretta collaborazione, affinché vigilassero sulla ragazza, sul bambino e sulle persone che li stavano ospitando.
La seconda cosa che i poliziotti hanno fatto è stata quella di andare direttamente a casa di R.T., anche se quest’ultimo non era più lì. Hanno comunque sequestrato il fucile, in modo da impedirgli di ripetere il gesto e successivamente hanno proceduto ad effettuare ulteriori accertamenti. In questo caso si è reso indispensabile anche l’intervento degli agenti della Squadra Mobile che hanno ricostruito tutta la vicenda e raccolto informazioni su precedenti episodi, ascoltando le dichiarazioni dell’ex moglie e della madre del ragazzo.
Dopo pochi giorni è stata formalizzata la denuncia che è stata presentata in procura con svariati capi d’imputazione. Primo su tutti c’è quello di minacce aggravate, seguito dal porto e dalla detenzione illegale di arma. Ma non ci si è fermati a questi due reati, perché già in passato, secondo gli elementi raccolti dalla polizia, c’erano già stati altre minacce o comunque comportamenti che avrebbero minato la tranquillità dell’ex moglie. È per questo che è scattata anche la denuncia per atti persecutori, frase riassunta ormai da diverso tempo col termine inglese “stalking”, che sempre più di frequente, purtroppo, si sente nelle aule giudiziarie.

Fonte: La Nuova Sardegna