L’esorcista che non ha mai visto il demonio

Foto: Una scena del film ''L’esorcista'' (La Stampa)
Foto: Una scena del film ”L’esorcista” (La Stampa)

Don Sebastiano Galletto: i miei posseduti erano casi psichiatrici

Torino, 6 gennaio 2014 – Da qualche tempo non accetta più casi gravi. A ottant’anni anche un esorcista deve fare i conti con le proprie risorse fisiche. Per rendere l’idea della fatica, don Sebastiano Galletto ricorda il caso di una donna che di tanto in tanto arrivava da lui – come aveva fatto con altri esorcisti, in passato – accompagnata dal marito, una borsa da viaggio in mano. «Si infilava nel bagno accanto alla stanza dedicata all’aiuto, si metteva il pigiama per sentirsi più libera, si stendeva su un tappetino e cominciava appunto a liberarsi. Urla, bestemmie, insulti. Dovevano tenerla in tre per oltre un’ora».

L’isteria
«A questa fase ne seguiva una di riposo, nella posizione “ad arco”, nota agli psichiatri – continua don Sebastiano – . Infine, si raggomitolava su se stessa. Io, lo psicologo e lo psichiatra dell’equipe con cui tratto i casi più complessi, eravamo esausti. Per lei invece era come se non fosse successo niente». Questa persona era convinta di essere posseduta dal demonio. «Ma sicuramente si trattava di un caso grave di isteria – continua don Galletto -. Sentiva arrivare la crisi, si preparava e veniva qui». «Qui» è una stanza di un antico istituto religioso in un luogo simbolo della vecchia Torino.

La squadra del cardinale
Sono passati otto anni da quando il cardinale Poletto rinnovò l’equipe degli esorcisti diocesani e chiamò don Sebastiano con altri quattro preti a farne parte. Con un impegno: non dare pubblicità alla loro attività, utilizzare l’esorcismo come rimedio estremo, valutare prima del maligno l’esistenza di una malattia psichiatrica. Le persone – centinaia – che sono arrivate da don Sebastiano lo hanno fatto per lo più con il passaparola o indirizzate dai parroci. Una delle ultime – «una signora elegante, di un’eleganza gelida» – è arrivata attraverso Google. «Abbiamo pregato insieme, se vorrà tornare la accoglierò volentieri».

I dubbi
Per tutti i casi di richiesta di aiuto per possessione, il sacerdote che per anni è stato riferimento spirituale al Seminario Maggiore, si è sempre mostrato cauto. «Le persone che arrivano da me soffrono molto, sono smarrite, cercano aiuto nella Chiesa. Ma quasi tutte sono anche in cura presso i Servizi di igiene mentale. Ed è chiaro che per moltissime di loro la prassi dell’esorcismo può essere pericolosa a livello psicologico. Si deve tener conto della valenza morbosa e suggestionante che la preghiera di esorcismo può avere su psicolabili, depressi e, soprattutto, isterici. Questi sono capaci di riprodurre a meraviglia la parte dell’indemoniato. Nei casi più gravi, si può sviluppare una dipendenza dal rito».

La testimonianza
A pochi mesi dalla fine del suo mandato, don Sebastiano ha sentito il bisogno di mettere a disposizione la sua esperienza e il suo punto di vista. Con un gruppo di collaboratori ha preparato «Un esorcista si interroga», un veloce, denso, piccolo libro che presto dovrebbe essere pubblicato: racconti, rimandi a testi sacri, riflessioni sulla superstizione nella società digitale.
In generale, ragionamenti che smontano la tesi del celebre esorcista padre Amorth, secondo la quale non ci sarebbero abbastanza specialisti in attività. E che sfilacciano le morbosità, collocando il demonio in una dimensione assai poco «corporea». «Credo di poter affermare di non aver mai incontrato un caso di vera possessione», dice il sacerdote, mentre sottolinea la presenza diffusa di disagi della mente: isteria, schizofrenia, ossessioni, allucinazioni, esiti di un’educazione religiosa troppo repressiva.
Il capitolo intitolato «Il dialogo iniziale» rende l’idea delle sofferenze dell’umanità in cerca di aiuto presso l’esorcista. «Sento dentro di me uno spirito che mi tormenta», dice una persona non più giovane. «Questo spirito è passato in mia figlia e l’ha tormentata fino al punto che lei si è buttata dal secondo piano per la disperazione». Una donna: «Ho incontrato un’altra volta l’uomo che è la mia maledizione. Mi ha terrorizzata con il suo sguardo diabolico. Per riprendermi ho dovuto lasciare il lavoro». Una madre: «Mio figlio dice di essere l’arcangelo Gabriele mandato da Dio a distruggere il demonio. Intanto mi distrugge la casa».
Don Sebastiano spiega che «tutti chiedono al sacerdote di essere consolatore. Spesso incontro donne che da ragazze hanno subito violenza, solitudini e angosce per separazioni e divorzi, sottocultura religiosa che rende difficile capire il confine tra fede e superstizione».

La prudenza
Due, in particolare, sono i messaggi contenuti nel libro. Per i sacerdoti, un invito alla prudenza. «Con la formula imperativa dell’esorcismo “Esci demonio maledetto” si incorre in una forma violenta di comunicazione verbale a danno di chi è già sofferente o malato nello spirito». Poi, ricordando le parole di Papa Ratzinger, ricorda a tutti che «Neppure le preghiere più intense ottengono la guarigione di tutte le malattie».

Maria Teresa Marinengo
Fonte: La Stampa