Quei poliziotti vittime della giustizia incivile

g8Milano, 5 gennaio 2014 – Tutti presi da altro – chi dalle drammatiche vicende di cronaca di questo Capodanno e chi dalle complicate questioni politiche che stanno segnando la fine del governo Letta – questa settimana abbiamo sottovalutato una notizia che ha dell’incredibile.Mi riferisco alla decisione del tribunale di sorveglianza di Genova di recludere (presso il domicilio e non in cella solo grazie all’esistenza della legge svuota carceri) dirigenti di polizia condannati per il reato di falso nella vicenda degli scontri al G8 di Genova. Si badino bene due cose. La prima: i poliziotti non sono accusati di lesioni o violenze. La seconda: la decisione degli arresti invece che l’affidamento ai servizi sociali è stata presa dallo stesso tribunale che ha concesso un permesso premio a un pericolosissimo serial killer che poi è evaso approfittando di quel beneficio.

Viene da chiedersi che tipo di Paese sia quello che nega dei benefici, solitamente concessi a tutti i peggiori delinquenti, a funzionari di polizia, solo perché questi – che sono stati assolti in primo grado, che si sono sempre dichiarati innocenti e con un ricorso pendente presso la Corte di Strasburgo – si sono rifiutati di fare le scuse pubbliche richieste dal Pubblico ministero. Quasi che, a differenza di ciò che avviene in ogni Paese democratico, alcuni magistrati politicizzati pretendano, solo per alcune categorie di soggetti, oltre alla condanna, anche una sorta di gogna pubblica, a cui esporre i malcapitati.

Evidentemente il diritto di professarsi innocente, pur accettando la condanna subita, vale solo per i delinquenti e non per dirigenti di polizia, che prima e dopo i fatti contestati non hanno mai avuto problemi con la giustizia, ma che anzi hanno contribuito alla cattura dei più pericolosi latitanti e allo smantellamento delle Brigate rosse, responsabili degli omicidi dei professori D’Antona e Biagi.

Sono sicuro di farmi portavoce di tutti i lettori del Giornale e della stragrande maggioranza degli italiani se esprimo la piena solidarietà nei confronti dei servitori dello Stato che stanno subendo questo ignobile trattamento. Così come mi fanno un certo effetto i silenzi del ministro degli Interni Alfano (che della polizia è il capo politico), del ministro della Giustizia Cancellieri (che in altre occasioni e per altri casi di malagiustizia seppe come muoversi rischiando pure il posto), del presidente Napolitano che della magistratura è il capo assoluto. Un anno che inizia con poliziotti ingiustamente agli arresti e magistrati scellerati al loro posto non promette nulla di buono. Altro che unioni civili. È più urgente pretendere subito una giustizia più civile.

Fonte Il Giornale