Si lancia dal settimo piano a 21 anni ”Perché offendere un gay non è reato?”

Foto: archivio
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Il post di denuncia del giovane su Facebook. Suicida davanti alla madre. Omosessualità accettata dalla famiglia. Depresso, aveva problemi di alcol

Roma, 5 gennaio 2014 – Lo ha difeso da chi lo criticava su Facebook perché chiedeva l’approvazione della legge sull’omofobia. E ieri pomeriggio, dopo una banale discussione sull’alito che sapeva di vino, lo ha afferrato al volo quando il figlio cercava di lanciarsi dalla finestra, come aveva più volte minacciato di fare. Ma la madre di un ragazzo gay di 21 anni nulla ha potuto pochi minuti più tardi: mentre aspettava la guardia medica, il giovane ci ha riprovato e si è tolto la vita gettandosi dal 7° piano di un palazzo di via Casilina, a Torpignattara.

A.R., commesso in un noto store del centro, frequentatore di iniziative delle associazioni omosessuali compreso il Gay Pride e conosciuto anche dai responsabili di vari circoli, è morto sul colpo sul marciapiede, davanti ai negozi affollati, dopo aver abbattuto i rami di un albero. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia Casilina: hanno ascoltato i genitori, il fratello gemello e la fidanzata, entrambi in casa con la madre quando il ragazzo si è tolto la vita. Da un anno, forse dopo una delusione sentimentale, il ventenne era in cura per problemi di depressione aggravati anche dall’abuso di alcol e stupefacenti ma la sua omosessualità – confermano dal circolo Mario Mieli – era stata tranquillamente accettata dai familiari. L’aveva detto anche alla nonna.
I carabinieri ritengono che il giovane non avesse problemi perché gay nemmeno fuori di casa ma le indagini proseguono. Anche perché il ragazzo non ha lasciato biglietti d’addio ma solo quei post su Facebook dove si chiedeva perché insultare un omosessuale non fosse ancora considerato un reato.

Rinaldo Frignani
Fonte: Corriere della Sera

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