Triplice omicidio di Caselle, pregiudicato confessa nella notte: ”Sì, sono stato io”

strage caselleSottoposto a fermo, Giorgio Palmieri, 56 anni, di Torino, convivente dell’ex domestica della famiglia Allione

Torino, 8 gennaio 2014 – ”Sì, sono stato io. Ho agito da solo”. La svolta nella notte. Giorgio Palmieri, 56 anni, pregiudicato di Torino, è il responsabile del triplice omicidio consumato nella villetta di Caselle Torinese il 3 gennaio. Palmieri è il convivente della ex domestica, Dorotea De Pippo, allontanata dalla famiglia Allione alcuni mesi fa pare per il sospetto del furto di una collanina d’oro. La donna, il cui ruolo gli inquirenti vogliono approfondire, ha lavorato per 5 anni presso la villetta a due piani degli Allione. L’uomo ha confessato il triplice delitto. Il killer conosceva sia la famiglia che la casa. Il movente va ricercato in questioni economiche. I carabinieri del nucleo investigativo di Torino lo hanno sottoposto a fermo.

LA DINAMICA – Venerdì scorso Palmieri si sarebbe introdotto nella villetta di Caselle per rapinare la famiglia Allione. Ma qualcosa è andato storto e alla fine Claudio Allione, 66 anni, ex impiegato Sagat, sua moglie, Maria Angela Greggio, professoressa in pensione di 65, e la madre di lei, Emilia Campo Dall’Orto, di 93 sono stati trovati morti da un amico del figlio e nipote delle vittime, Maurizio Allione. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino, sotto la direzione della Procura di Torino e con la collaborazione dei carabinieri del Ros e del Ris di Parma.

LA SVOLTA – Palmieri sarebbe stato incastrato dall’analisi delle celle e dei tabulati telefonici che ha messo in evidenza la presenza piuttosto frequente nella zona di Caselle Torinese dove è avvenuto il delitto del cellulare appartenente al Palmieri, già sospettato, che non abita nella zona. La circostanza è stata ritenuta anomala dagli inquirenti e ha portato a concentrare l’attenzione degli inquirenti su questo nuovo personaggio che aveva avuto screzi con la famiglia Allione, attraverso la convivente. Proprio l’incrocio tra i dati dei tabulati telefonici e la testimonianza resa dal Palmieri ha convinto gli inquirenti che l’alibi di quest’ultimo non era a prova di bomba. Questa è la ragione dei lunghi interrogatori che si sono susseguiti fino a tarda ora nella caserma dei carabinieri di Torino. Almeno quattro le persone ascoltate in contemporanea. Poi la confessione durante la quale ha escluso di aver avuto complici.

IL FIGLIO – Martedì mattina Maurizio Allione, figlio e nipote delle vittime, sottoposto anche lui a lunghi interrogatori, ha indicato ai carabinieri un piccolo canale di scolo a circa 300 metri dalla casa del delitto: lì ha notato la presenza di una tazzina da caffè e di una caffettiera che erano state portate via dal luogo della strage. Maurizio ha raccontato agli inquirenti di aver trovato quegli oggetti casualmente mentre stava portando a passeggio i suoi due cani. Nello stesso canale dove è stata rinvenuta la tazzina è stato notato un guanto di lattice; anche questo oggetto è stato posto sotto sequestro. I carabinieri hanno subito sospettato che possa essere stato usato dall’assassino. Gli oggetti sono stati analizzati dal Ris. «I carabinieri e i magistrati hanno fatto un ottimo lavoro, non ho mai dubitato in loro» ha detto Maurizio Allione, il figlio e nipote delle tre vittime. «Sono sempre stato convinto – aggiunge Maurizio attraverso il suo avvocato, Stefano Castrale – che credessero nella mia innocenza».

Fonte: Corriere della Sera