I marò rischiano la galera, nella Tv di Stato li si bolla come assassini

maròLa Rai sta con l’India e pugnala i marò

Spegnete quel televisore, boicottate quel programma, «La Vita in diretta» su Rai 1, dite al conduttore, che è un giornalista e ha fatto l’inviato, di farsi un esame di coscienza e poi provare un po’ di rimorso per tanta piaggeria, sia pur di Stato. Nel giorno in cui ci tocca assistere a un nuovo rinvio da parte del tribunale di Nuova Delhi, che rimanda al 30 gennaio (…) (…) l’udienza dei due fucilieri di Marina italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, che non esige i risultati dell’indagine della Nia, la polizia antiterrorismo, ma ne ascolta la richiesta di prendere in custodia i due italiani, arriva un servizietto ignobile della Rai, di quelli che fanno rimpiangere l’abituale muro di omertà che accompagna sulla tv pubblica da due anni la vicenda. Nello stesso giorno è confermata la nomina a consulente per gli affari internazionali di Finmeccanica dell’ex ammiraglio ed ex ministro della Difesa, Di Paola, proprio quello che criticò le dimissioni di Giulio Terzi perché non voleva abbandonare la nave, e che ora ha trovato un porto sicuro, ma guarda te le coincidenze. Che scandalo! Non interverrà mai il decisionista Renzi, né sembra interessarsene il capo del principale partito di opposizione, Berlusconi, ma la storia della petroliera Lexie e dei militari in servizio antipirateria finirà in cima alla lista dell’incapacità e del fallimento di questa classe politica. Vado per punti. Dopo una ricostruzione all’acqua di rosa, nella quale non si capisce a chi vadano attribuite le responsabilità, forse al destino cinico e baro, Franco Di Mare, conduttore de «La vita in diretta», popolare rotocalco del pomeriggio di Rai1, fa parlare l’inviato speciale Staffan de Mistura, che ci erudisce sulla strategia degna di un grande italiano, ovvero Machiavelli, che lui e il governo stanno seguendo, mica muscoli volgari alla yankee, e rassicura nel miglior stile delle comiche finali che più passa tempo più noi, gli italiani siamo glaciali e determinati. In studio no comment, neanche una risata, già perché prima di far dire due paroline ai giornalisti Mario Sechi, tiepidino ma comprensibile perché è stato un candidato di Mario Monti, il responsabile numero 1, e Fausto Biloslavo, fermissimo ma liquidato subito da Trieste, va dato spazio adeguato a Ritanna Armeni, che ci illustra quanto le faccia orrore il patriottismo, quanto preferisca occuparsi dei due pescatori morti che della sorte dei due marò, quanto insomma a lei la missione antipirateria e la presunzione di innocenza, le prove mai esibite, la barca affondata, ma anche l’illegalità del tribunale indiano, le facciano un baffo. Liberissima di dire quel che pensa, naturalmente, ma il conduttore? Di Mare zitto come una tomba. Complimenti vivissimi, e tutti a pagare il canone, militari in testa. Cos’è successo ieri, lasciando in pace con Machiavelli il ridicolo? Lo lascio dire a Giulio Terzi, uno che non piacerebbe alla Armeni perché non ha barattato con un incarico l’onore e la dignità. «Vedo che ci sarebbe addirittura una richiesta di custodia cautelare nei confronti dei due marinai italiani. Mi domando, in questi dieci mesi dal ritorno in India, se ci siano stati mai degli accordi, delle condizioni che abbiamo posto e siamo riusciti ad ottenere dagli indiani». «La sorte dei nostri due militari è stata affidata ad un processo illegittimo», afferma l’ex ministro degli Esteri, «la giurisdizione su questo caso è italiana ai sensi del diritto internazionale e delle convenzioni sul diritto del mare, firmate e ratificate sia dall’Italia che dall’India. Sono seimila gli uomini delle forze armate che operano all’estero, con quali criteri sono tutelati se gestiamo in questo modo la questione dei due marò?». Conclude ricordando «Il dubbio costituzionale che deriva dall’aver rimandato i due militari, senza alcuna garanzia formale, in un Paese come l’India, dove vige la pena di morte per determinati reati». Il baratto. Tutto il casino è stato fatto per evitare di perdere le commesse Finmeccanica per 12 elicotteri, un ordine da 556 milioni di euro. L’India però ha sospeso i pagamenti verso l’azienda anglo-italiana dopo aver ricevuto i primi tre elicotteri, e ha cancellato l’ordine per gli altri nove con la scusa dell’inchiesta per corruzione che ha coinvolto Giuseppe Orsi (Ad di Finmeccanica) e Bruno Spagnolini (Ad di Augusta Westland). probabilmente per coprire la sua, di corruzione governativa. Bene, Di Paola, il ministro che più di altri si batté per rispedire i due fucilieri di marina in India e tutelare così la commessa, è appena diventato consulente della casa madre di chi produce gli elicotteri, cioè di Finmeccanica.

Maria Giovanna Maglie
Fonte: Libero Quotidiano
9 gennaio 2014