‘Ndrangheta: ‘Operazione platino’, 10 arresti tra Milano e Reggio Calabria

gico guardia finanzaMilano, 8 gennaio 2014 – All’alba i carabinieri e i finanzieri dei Comandi provinciali di Milano, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito, in provincia di Milano e di Reggio Calabria, dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti appartenenti alle cosche ‘ndranghetiste originarie del reggino e operanti, da decenni, nell’hinterland del capoluogo lombardo. Le indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di un circuito economico illecito i cui introiti erano destinati al sostegno dei vertici dell’organizzazione criminale, tuttora in carcere.

L’inchiesta, ribattezzata ‘Operazione platino’, ha documentato “l’efficace meccanismo di controllo dei servizi di sicurezza di alcune discoteche milanesi, la consolidata procedura di ‘recupero crediti’, fondata sull’estorsione condotta con il metodo mafioso e il tradizionale canale di approvvigionamento economico derivante dal traffico illecito di stupefacenti” spiegano gli investigatori. Sono otto, si legge nella nota dei militari, gli arresti in carcere eseguiti nei confronti di altrettanti appartenenti alla cosca ‘Barbaro-Papalia’ operante nell’hinterland milanese. Un’operazione che ha interessato anche il territorio calabrese con interventi nella Locride, luogo di origine di alcuni degli arrestati, e che ha permesso di disarticolato la struttura nota come ‘La Lombardia’, già al centro dell’inchiesta ‘Infinito’, particolarmente attiva nell’area di Corsico e dei comuni vicini.

L’operazione ha accertato che gli indagati hanno fornito agli imprenditori lombardi una protezione totale, attraverso una sorta di estorsione- tangente, dove la vittima “subisce un danno patrimoniale, ma allo stesso tempo ricava un cospicuo vantaggio economico, beneficiando anche della capacità della consorteria di intimidire alcuni testimoni di un processo svoltosi avanti al Tribunale di Milano”, spiegano gli investigatori. I soldi raccolti dagli appartenenti alla cosca erano destinati ai fratelli Antonio, Domenico e Rocco Papalia, tuttora detenuti. L’indagine “ha, in definitiva, riconfermato -sottolineano i militari- la presenza pervasiva e il controllo egemonico del territorio da parte dei ‘calabresi’, realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe”.

L’operazione ha visto impegnati oltre 150 tra carabinieri e finanzieri in Lombardia e in Calabria e segue gli otto arresti del maggio scorso. (Adnkronos)