Applicato primo braccialetto elettronico nuova generazione per controllo detenuti ai domiciliari

polizia47Ravenna, 10 gennaio 2014 – La Questura di Ravenna, con la collaborazione del commissariato di Faenza, ha attivato ieri pomeriggio in provincia il primo braccialetto elettronico per il controllo dei detenuti agli arresti domiciliari. Si tratta del primo caso in Italia di utilizzo del braccialetto con una nuova tecnologia che contiene nel cinturino un sistema di rilevazione corporea. Un’apparecchiatura, dunque, di nuova generazione più ‘intelligente’ e moderna della precedente.

Il braccialetto è stato applicato ad un giovane 23enne di Faenza che è in stato di custodia cautelare per detenzione di droga a scopo di spaccio. Il provvedimento restrittivo è stato disposto dal Gip del Tribunale di Forlì, mentre la detenzione domiciliare controllata è stata autorizzata, previo il necessario consenso dell’interessato, dal Tribunale della Libertà di Bologna.

In provincia di Ravenna sono al momento presenti 308 persone sottoposte agli arresti domiciliari (76 nel capoluogo) e 73 che scontano la pena in regime di detenzione domiciliare (18 nel capoluogo). Nei confronti di questa categoria di persone nel 2013 la Polizia di Stato ha effettuato complessivamente 1106 controlli specifici.

Il sistema in questione è costituito dal braccialetto elettronico e subacqueo, normalmente applicato alla caviglia del detenuto, e di una centralina elettronica installata presso l’abitazione ove si deve scontare il periodo agli arresti. La centralina, dialogando con il dispositivo di controllo a distanza, comunica alle centrali operative delle Forze dell’ordine gli eventuali allontanamenti dall’abitazione di cui il detenuto si dovesse rendere responsabile. In tal caso intervengono le pattuglie impiegate nel controllo del territorio.

Non solo. Il software lancia in tempo reale un allarme acustico e visivo su un apposito monitor della sala operativa anche in caso di manomissione del braccialetto o di malfunzionamento dell’apparecchiatura. E’ possibile, infine, inserire nel sistema eventuali permessi autorizzati, in modo tale che l’uscita consentita non determini la segnalazione di allarme.

In caso di manomissione del braccialetto o di uscita dal luogo consentito, il detenuto risponde di evasione e il giudice dispone nei suoi confronti la revoca della misura e la sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere. (Adnkronos)