Due militari Usa sospesi per droga. Sorvegliavano i missili nucleari

missili nucleariLavoravano in Montana, nella base in cui è custodito un terzo dell’arsenale missilistico intercontinentale degli Usa. Il caso è solo l’ultimo di una serie di incidenti che, negli ultimi mesi, hanno coinvolto militari americani

Washington, 10 gennaio 2014 – Due ufficiali dell’Aviazione americana, responsabili del lancio di missili nucleari intercontinentali (Icbm), sono finiti sotto inchiesta per “possesso di droghe illegali”. I due lavoravano nella base missilistica di Malmstrom, nel Montana, dove sono custoditi 150 missili intercontinentali (pari a un terzo di tutto l’arsenale Icbm degli Usa).

Le indagini – avviate dall’ufficio per le inchieste speciali dell’Air Force – sono ancora in corso: il portavoce dell’Aviazione non ha precisato né la quantità né il tipo di droga che i due ufficiali possedevano.

Questo è, in realtà, solo l’ultimo degli “incidenti” che hanno portato agli onori della cronaca le forze armate americane: ad ottobre quattro membri dell’Aviazione erano stati puniti per aver lasciato aperta per due volte la porta che conduce alla postazione di lancio della bomba atomica. Ad agosto, invece, sempre a Malmstrom la preparazione dell’unità incaricata del controllo dei missili intercontinentali era stata giudicata insufficiente nel corso di un’ispezione. Tre mesi prima, a 17 ufficiali della base di Minot, nel Dakota, era stato ritirato il certificato perché non erano abbastanza preparati a condurre operazioni di lancio.

Il generale responsabile dei 450 Icbm dell’arsenale americano è stato sospettato di avere problemi di dipendenza dall’alcol, mentre il vice-ammiraglio Tim Giardan – numero due del comando delle Forze strategiche – è stato allontanato per aver contraffatto delle fiche al casino. Durante una visita alla base missilistica Icbm di Warren, nel Wyoming, il ministro della Difesa americano Chuck Hagel ha ribadito che i militari appartenenti alle forze strategiche “hanno scelto una professione nella quale non si ha diritto all’errore”.

Fonte: La Repubblica