Contraffazione: arresti e sequestrati 300 mila capi

gdfggNapoli, 17 gennaio 2014 –  E’ stata per anni l’attivita’ prevalente di un intero quartiere, quello della Maddalena, a ridosso di piazza Garibaldi: ora la vendita di capi contraffatti (dai jeans alle scarpe, dai giubbotti alle cinture) e’ stata stroncata, o almeno questa e’ la previsione degli inquirenti. Ci sono voluti quattro anni di lavoro, ma alla fine i sei gruppi dediti all’importazione e alla vendita dei falsi sono stati sgominati; tutti fanno capo al clan camorristico dei Mazzarella, che da anni ha la sua roccaforte nella vicina zona del Mercato. Sono 49 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Tommaso Miranda e notificate dai finanzieri della compagnia di Casalnuovo e del nucleo di polizia tributaria, coordinati dal colonnello Nicola Altiero. In quasi 500 pagine i militari hanno ricostruito gli organigrammi, le attivita’ e gli introiti dei gruppi criminali; un ruolo di spicco era ricoperto dai fratelli Mario e Roberto Murolo e da Umberto Caldarelli, esponenti di primo piano del clan Mazzarella. Sequestrati, nel corso delle indagini, 18 locali adibiti a fabbriche e depositi, 442 macchinari impiegati per la produzione dei capi contraffatti e circa 300.000 tra capi d’abbigliamento, calzature e articoli di pelletteria con loghi e marchi contraffatti. Sottoposti inoltre a sequestro preventivo beni mobili e immobili per oltre tre milioni di euro, risultati sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati dagli indagati. Tra le griffe piu’ imitate figurano Dolce & Gabbana, Luois Vuitton, Hogan, Ralph Lauren, Tod’s, Burberry e Gucci. I capi venivano venduti sulle bancarelle, ma anche in alcuni negozi: proprio su questo aspetto si stanno concentrando ora le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo e dal sostituto Ida Teresi. Gli inquirenti sono infatti convinti che esista una rete parallela di esercizi commerciali nei quali i falsi (di fattura peraltro perfetta) vengono venduti agli ignari acquirenti. L’operazione e’ stata chiamata “Via della Seta” poiche’ buona parte degli articoli contraffatti rivenduti in Italia proveniva dalla Cina, dove veniva prodotta a costi bassissimi. Gli indagati, hanno spiegato gli investigatori nel corso di una conferenza stampa, erano alla continua ricerca di metodi di comunicazione caratterizzati da un livello di sicurezza assoluta e preferivano incontrarsi sempre di persona in porti, aeroporti o altri luoghi pubblici per eludere i controlli delle forze dell’ordine. (ANSA).