Donna incinta morta di influenza, il marito: «Febbre alta ma non era preoccupata»

carlaCaserta, 17 gennaio 2014 – «Sembrava una banale influenza, di quelle che passano con qualche giorno a letto e un paio di aspirine. Poi, domenica sera, le condizioni di Carla si sono aggravate, con febbre alta e difficoltà respiratorie, tanto da spingerci a chiedere, all’una di lunedì, il ricovero all’ospedale di Caserta». I parenti non si danno pace.

Lì, al «Sant’Anna e San Sebastiano», è iniziato il calvario di Carla Protopapa, 35 anni, di Portico, ma originaria di Gagliano del Capo, un piccolo comune di 5mila abitanti sulla penisola salentina, in Puglia. Dopo cinque giorni di degenza, Carla, anziché migliorare, è peggiorata. I medici hanno, quindi, disposto il trasferimento in un reparto di rianimazione, solo che l’unico posto libero è stato trovato all’ospedale «Ruggi» d’Aragona di Salerno.

Il suo cuore è cessato di battere sull’elicottero del servizio 118 che la stava trasportando verso il centro «Ecmo» del policlinico federiciano, dove avrebbero tentato un’estrema manovra salvavita, ossigenandole il sangue, dal momento che i polmoni avevano smesso di funzionare. Da ieri mattina, il suo corpo giace nella camera ardente del «Cardarelli», a Napoli.

E qualcuno dovrà spiegare alle due figlie, di 11 e 2 anni, perché la mamma non tornerà più a casa. E perché non vedranno mai il volto del fratellino che la 34enne portava in grembo da quasi cinque mesi. Carla, che era, negli ultimi tempi, casalinga e mamma a tempo pieno, dal 16 maggio 2002, era sposata con Paolo Trinchese, 42 anni, nato a Santa Maria Capua Vetere, un’infanzia a Francoforte, in Germania, poi il ritorno in provincia di Caserta, dove lavora come cineoperatore e montatore video.

Da circa quattro anni a Portico, il loro era un matrimonio sereno; certo, i problemi, quelli di tutte le coppie giovani, non mancavano: la fatica ad arrivare a fine mese, le bollette da pagare, le spese per le bimbe. I due, però, affrontavano le piccole e grandi traversie quotidiane uniti da un sentimento solido, suggellato da quella terza gravidanza, che aveva reso Paolo l’uomo più felice del mondo. Ora, di quel progetto di vita insieme, di quel sogno, non restano che i cocchi, le lacrime e due splendide figlie da accudire da solo.

Trinchese, verso le 16.30, ieri pomeriggio, ha lasciato la loro abitazione, un appartamento nel parco «Pagasus», in via Ugo Foscolo, 1, nel quartiere di Casalba di Portico, e in compagnia di alcuni parenti, su una Fiat Punto nera, è partito alla volta di Napoli. Il suo volto tradiva confusione, sgomento, incredulità; quasi come se non avesse ancora compreso la vastità del dramma che gli è piombato addosso. Il pubblico ministero, informato dell’accaduto, non ha ritenuto di far sottoporre il corpo senza vita della giovane donna a esame necroscopico.

Non è escluso, però, che il marito non si rivolga alla Procura per chiedere che il fascicolo sulla vicenda resti aperto e che venga riesumato il cadavere. In effetti, quello della 35enne è un decesso, in apparenza, assurdo, avvolto nel mistero. Un’eventuale inchiesta potrebbe servire a stabilire se esistono delle responsabilità, se nella catena dei soccorsi qualcosa non ha funzionato, se la morte prematura di Carla è imputabile al destino o all’imperizia di qualcuno. Il magistrato, intanto, ha già disposto il rilascio della salma per le esequie e la tumulazione.

Oggi, il feretro dal «Cardarelli» arriverà direttamente nella chiesa di San Pietro Apostolo, in via Luigi Antonio Piccirillo, alle 15; i funerali, invece, saranno officiati un’ora più tardi, alle 16, dal parroco del paese, don Errico D’Agostino. Alla stessa ora sarà celebrata una messa anche nel borgo di Gagliano del Capo, dove Carla ha abitato fino all’adolescenza. Il corpo sarà sepolto al cimitero di Santa Maria Capua Vetere, in un’urna della famiglia Trinchese.

di Claudio Lombardi
Fonte Il Mattino