Processo Meredith, Amanda Knox attenderà la sentenza a casa della madre

amandaRoma, 17 gennaio 2014 – Amanda Knox attenderà nella casa della madre la sentenza del nuovo appello per l’omicidio di Meredith Kercher, attesa a fine mese a Firenze. «Avrò il cuore in gola fino a quel momento» ha detto la studentessa in un’intervista trasmessa stasera dal Tg1. «Se sarò condannata – ha aggiunto – lotterò per la mia innocenza fino alla Corte Suprema». Nel processo di Firenze la Knox è imputata insieme all’ex fidanzato Raffaele Sollecito. Per entrambi l’accusa ha chiesto la condanna ma i due giovani si proclamano innocenti.

«Non c’ è una prova che io sono stata là quando è successo. È pacifico. Io non c’ ero»: Amanda Knox scandisce le parole difendendosi dall’accusa di avere ucciso Meredith Kercher. Lo fa in un’intervista trasmessa stasera dal Tg1, la cui versione integrale sarà proposta da Tv7. Per la Knox e Raffaele Sollecito è attesa a fine mese la sentenza nel nuovo processo d’appello che si celebra a Firenze.

«L’accusa si basa – ha detto la studentessa di Seattle – su certe supposizioni che non hanno fondamento e soprattutto sulla supposizione che sono un mostro. Non sono così, non sono mai stata così». Riguardo alle tracce di sangue notate dalla Knox nella casa di Perugia poco prima che venisse scoperto il cadavere di Meredith, Amanda ha detto: «non sapevo cosa pensare». «Non ho mai avuto – ha aggiunto – un’esperienza del genere. Quando ho visto il sangue ho pensato ‘forse è stranò. Non ho mai pensato che qualcuno fosse stato ucciso». «Sicuramente Rudy Guede c’era quella sera» ha quindi detto la Knox ipotizzando cosa possa essere successo nell’abitazione. «Non è mai stato – ha proseguito – in casa mia. Sul Dna in quella stanza non c’ è altra spiegazione. Ci sono le sue impronte nel sangue di Meredith, le impronte delle sue scarpe nel sangue di Meredith. Questi sono fatti pacifici». Del carcere Amanda ricorda «le persone». «Ricordo don Saulo (il parroco della sezione femminile – ndr) – ha detto ancora – che mi ha dato sostegno sempre. Ma ricordo anche gli abusi. Aspettavo di tornare ogni giorno, ogni secondo alla vita e questa porta – ha concluso Amanda Knox – mi è stata sempre chiusa in faccia».

Fonte Il Messaggero