Lui la picchia, lei lo sposa “Quelle botte me le meritavo”

violenzaAncona, 18 gennaio 2014 – Denuncia il fidanzato che la picchia, poi lo sposa. In aula, in un processo che nessuno può fermare la donna dice: «Ero io a farlo arrabbiare, quelle botte me le meritavo». Vicenda giudiziaria ai limiti dell’assurdo ad Ancona. Protagonisti marito e moglie di Fabriano che hanno anche due figli. Oggi gli sposi evono affrontare, loro malgrado, un processo. Ma la vicenda ha a dir poco del paradossale se si pensa che, nonostante il loro amore, lei è la parte lesa, mentre lui è imputato per maltrattamenti.

Non bastava semplicemente che la donna ritirasse la querela presentata nell’estate 2012? Non è così semplice. Quando lei si è rivolta ai carabinieri per cancellare la denuncia, ha scoperto che si deve procedere d’ufficio. La macchina della giustizia non si poteva più fermare. E così i fidanzati, dopo aver fatto la pace, hanno affrontato questo processo che nessuno voleva e, già che c’erano, sono anche convolati a nozze.

Prima, quando la tensione era più forte dell’amore, il peggio è avvenuto in una giornata del giugno 2011, quando la giovane coppia stava trascorrendo le vacanze in un campeggio di Numana. Era scoppiato uno dei soliti litigi in cui lei si arrabbiava e lui veniva alle mani. Dopo il litigio la donna chiamò la sua famiglia per farsi venire a prendere. La coppia tornò nella stessa auto, con dietro la sorella di lei. In auto sarebbe nato un altro violento litigio. Al punto che, all’altezza di Jesi, lui si è fermato in una piazzola di sosta, ha tirato fuori la donna prendendola per i capelli, l’ha schiaffeggiata e l’ha sbattuta per terra.

Violenze per cui la donna ha denunciato l’uomo ai carabinieri. Poi lo ha sposato e, in una delle udienze, ha spiegato: «Ce lo portavo io a queste condizioni. Arrivavamo alle mani perché ero io ad essere arrabbiata e lui non sapeva come fermarmi». Versione confermata anche ieri pomeriggio quando, di fronte al giudice monocratico Francesca Grassi, hanno testimoniato altri parenti della donna. Cosa deciderà il magistrato?

Fonte: Corriere Adriatico