Mendicante ‘adotta’ l’amico malato

elemosinaRoberto è stato operato alla bocca dopo un tumore e non può più chiedere l’elemosina. Mirko, nonostante le difficoltà e due figli da mantenere, tende la mano anche per lui

Sassari, 20 gennaio 2014 – Quando è arrivato in Italia in cerca di lavoro, vent’anni fa, Slawomir Jacek Sieminiec ha capito che con quel nome impronunciabile non avrebbe mai fatto fortuna. Così ha deciso che si sarebbe fatto chiamare Roberto, ma la sorte con lui è stata avara lo stesso. L’unico che ancora continua a chiamarlo con il suo vero nome è Mirko, un connazionale polacco conosciuto nel 2002 e che che dal 2011 divide con lui il lavoro, quando c’è, e il marciapiede quando la crisi toglie anche quelle poche giornate in nero.
Oltre l’elemosina, Mirko e Roberto non hanno mai chiesto niente a nessuno. Ora però Roberto è molto malato e Mirko chiede per lui: «Qualcuno lo aiuti, non voglio che muoia». Nell’attesa se lo è portato nella sua baracca e gli ha ceduto il letto dei suoi figli di quattro e due anni, che si sono gioiosamente trasferiti nel letto dei genitori. Tutti i giorni Mirko si alza all’alba e va a faticare per tutti e quattro: tende la mano al semaforo di piazza Santa Maria, quando gli capita accetta qualche lavoretto. Lui dice che è il contrario: «Lavoro tutte le volte che posso e se non ce la faccio chiedo l’elemosina». «Manovale, bracciante agricolo – elenca con orgoglio –, ma sono stato anche guardia giurata. Abitavamo ad Alghero, stavamo bene, poi è arrivata la crisi e ho perso tutto». Se prima si preoccupava di mettere insieme il pranzo con la cena, oggi Mirko deve organizzare numerosi pasti in più. Roberto, al quale a causa di un tumore quattro mesi fa è stato asportato un pezzo di mandibola e un frammento di lingua, deve alimentarsi con piccoli pasti, ma frequenti.
Questa è la storia di un appello e di una grande amicizia germogliata tra gli “ultimi”. Un fiore prezioso, però non raro nel mondo degli invisibili. Mirko e Roberto non li conosce nessuno e tuttavia sono volti noti in città. Non c’è automobilista che non sia passato loro accanto al semaforo. In tanti, distrattamente e senza guardarli in faccia, avranno allungato la mano per dare l’elemosina, facendo attenzione a non abbassare troppo il finestrino. Ora si sa che da quattro mesi quegli spiccioli alimentano, goccia dopo goccia, l’oceano di umanità che Mirko e sua moglie sono riusciti a creare pur di aiutare il loro amico malato a tenersi a galla. «Quando gli hanno diagnosticato una grave forma di diabete e il cancro alla bocca – racconta Mirko –, ad agosto Roberto mi ha detto che non si sarebbe fatto operare. Pensava non ne valesse la pena e, a soli 49 anni, di essere arrivato alla fine. Ci ho messo tanto a convincerlo che la vita ha sempre un senso. A settembre si è fatto ricoverare». Da quando è uscito dall’ospedale, Roberto è un altro uomo: non può più fare sforzi, ha perso decine di chili. «Mia moglie ed io facciamo quel che possiamo per aiutarlo – continua Mirko –, ma non è facile». Roberto-Slawomir si è rivolto ai Servizi sociali ma ancora non ha ottenuto risposta. Mostra la cartella degli appuntamenti che gli hanno consegnato il 25 settembre, dicendogli: «La chiameremo noi». In alto c’è il suo cognome, subito sotto quello dell’assistente sociale che dovrebbe occuparsi del suo caso, e poi più niente. Il foglio delle convocazioni è rimasto in bianco. Mirko non lo trova giusto ed è per questo che per la prima volta da quando è arrivato in Italia, quattordici anni fa, solleva il velo sulla sua esistenza fatta di miseria e di fatica. E dice: «Non chiedo niente per me, non l’ho mai fatto, e continuerò comunque a occuparmi di Slawomir. Tuttavia non posso evitare di pensare che cosa sarebbe accaduto al mio amico se non avesse potuto contare sul sostegno mio e della mia famiglia».
Forse oggi qualcuno risponderà all’appello di Mirko. Per trovarlo basta andare sul suo posto di “lavoro”, in piazza Santa Maria, e per una volta guardare quel mendicante negli occhi. Slawomir Jacek Sieminiec lo ha fatto tanti anni fa e ha visto un uomo. Lui, che pensava di essere solo al mondo, ha scoperto che l’amicizia attecchisce ovunque. E dà sempre buoni frutti.

Daniela Scano
Fonte: La Nuova Sardegna