Producevano capi Gucci, Prada, Liu Jo, Chanel e Louis Vuitton contraffatti

Foto: archivio
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Palermo, 21 gennaio 2014 – Centinaia di etichette metalliche ed in tessuto di note marche quali Gucci, Prada, Liu Jo, Chanel e Louis Vuitton pronte per essere applicate su capi di abbigliamento, calzature e articoli da viaggio, ma anche accessori e scarpe con marchio Nike e Lacoste completamente contraffatti e già assemblati, pronti per essere immessi sul mercato del falso palermitano. E’ quanto scoperto dalla Guardia di Finanza di Palermo all’interno di una fabbrica clandestina nel quartiere Ballarò, a seguito di indagini svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria e mirate all’individuazione dei canali di rifornimento della merce contraffatta dei numerosi venditori abusivi presenti in città.

La piccola azienda, nascosta all’interno di un appartamento di 3 locali per circa 60 metri quadrati e risultata completamente abusiva e priva di qualsiasi autorizzazione, era perfettamente attrezzata per svolgere l’intero ciclo di lavorazione di scarpe e accessori di abbigliamento: dall’assemblaggio del materiale grezzo, alle rifiniture fino all’apposizione di marchi e loghi di note firme. A seguito della perquisizione le Fiamme Gialle hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro 2.100 accessori metallici e termoadesivi con famose griffe, numerosi tubetti di colla e decine di scarpe e borse accantonate in diversi angoli dell’appartamento, già confezionate e contenute dentro alcune buste, pronte per essere immesse in commercio.

Il laboratorio clandestino è risultato gestito da un senegalese di 23 anni, che, denunciato alla Procura della Repubblica per i reati di fabbricazione e commercializzazione di materiale contraffatto e per ricettazione, rischia pene che vanno dai due agli otto anni. Si tratta del primo caso di laboratorio clandestino scoperto a Palermo dopo diversi anni, possibile segnale di un cambiamento delle modalità operative adottate dai sodalizi criminali attivi nel settore, in precedenza abituati a rifornirsi di merce contraffatta prevalentemente da altre Regioni italiane, soprattutto Campania, e che adesso sembrano essersi attrezzati per la “produzione in proprio”. (Adnkronos)