Spara con la pistola a pallini contro il medico del reparto

carabinieri55Panico all’ospedale di Camposampiero: disabile rom minaccia gli altri degenti e quando la dottoressa di turno gli intima di consegnarle l’arma preme il grilletto

Padova, 21 gennaio 2014 – Panico in corsia: un degente spara al medico con una pistola ad aria compressa. Arrivano i carabinieri, che tentano di disarmarlo, ma lui se la prende anche con loro. È accaduto sabato nel reparto di Medicina. L’aggressore è un disabile rom ricoverato per la riacutizzazione della malattia di cui soffre, già responsabile di altri episodi nel medesimo reparto. Tutto è cominciato quando si è messo a puntare l’arma ad aria compressa contro ricoverati e personale. Il medico di turno, una dottoressa, gli ha detto di smetterla e di consegnarle la pistola. L’uomo si è rifiutato. La dottoressa, con fermezza, ha ribadito che non poteva tenere un’arma in ospedale. Per tutta risposta l’uomo gliel’ha puntata addosso e ha premuto il grilletto colpendola con alcuni pallini di gomma.
Al personale non è rimasto che chiamare i carabinieri, che sono rapidamente arrivati in reparto. Ma nemmeno a loro l’uomo era disposto a consegnare la pistola. Un carabiniere ha tentato di prenderla: nella colluttazione, il militare si è beccato un pugno in pancia. Alla fine, però, i carabinieri sono riusciti a disarmare l’uomo, che urlava e bestemmiava. C’era anche il padre del disabile, che invece di scusare il figlio se l’è presa con chi tentava di riportarlo alla ragione: gridava che il figlio non andava toccato perché invalido. Poi i due sono usciti dall’ospedale senza foglio di dimissioni. Mentre si allontanava il disabile ha minacciato medici e infermieri, che ora sono preoccupati. La dottoressa aggredita è andata al Pronto soccorso per farsi refertare.
Non è la prima volta che l’uomo si comporta così. L’anno scorso, durante un ricovero, ha rovesciato il carrello del cibo e lanciato piatti e stoviglie seminando il terrore. Un’altra volta è uscito nudo dall’ospedale, ha raggiunto un negozio d’abbigliamento e sotto il naso della commessa allibita ha sventolato un pacco di euro chiedendo abiti nuovi. Prima ancora era uscito alla chetichella andando a suonare i campanelli di molte case.
Alla direzione del “Cosma” allargano le braccia: «Non è in grado di controllare le proprie reazioni e crea situazioni di disagio agli altri, perché in ospedale si viene per curarsi», dichiara il dirigente. «Per la patologia di cui soffre, ha delle ricadute che lo portano ad aver bisogno di assistenza e l’ospedale non può rifiutargli il ricovero. La nostra principale preoccupazione è per la sicurezza degli operatori e dei degenti. Qui in ospedale non c’è un posto di polizia, ma un supporto lo abbiamo dai Rangers che intervengono in caso di necessità». Temendo che la prossima volta vada ancora peggio, l’Usl 15 presenterà un esposto.

Giusy Andreoli
Fonte: Il Mattino di Padova