Caso marò, i dubbi anche dell’India: ”Attenti a trattarli come terroristi”

marò5Un editoriale del Times of India: ”La gestione pasticciata del tragico incidente”

New Delhi, 22 gennaio 2014 – «Come spesso accade un braccio del governo non sa cosa sta facendo l’altro». Così il Times of India, il più diffuso quotidiano indiano, in un editoriale dedicato ai ritardi nella vicenda dei due marò italiani ancora in attesa di processo dopo due anni. Nel commento intitolato «Bungling of Italian marines’ case is symptomatic of larger foreign policy failure» (Il pasticcio sulla vicenda dei due soldati della Marina italiana è sintomatico di un esteso fallimento della politica estera) il quotidiano critica il governo indiano per aver gestito male la vicenda e mette in guardia dal rischio di ripercussioni sul piano internazionale. «La gestione pasticciata del tragico incidente – scrive – è sfociata in una grave crisi diplomatica con ramificazioni che si sono estese sul piano internazionale». Il quotidiano fa riferimento alla garanzia data il 22 marzo 2013 dal ministro degli Esteri Salman Khurshid sul fatto che il caso «non rientra tra quelli che sono puniti con pena di morte» e che è stata disattesa dal suo collega degli Interni che avrebbe invece approvato l’utilizzo del Sua Act (secondo indiscrezioni di stampa).
«Se le garanzie dell’India perdono credibilità, ci potrebbero essere conseguenze sulla sicurezza che danneggiano anche lo stesso ministro degli Interni» aggiunge citando il caso del terrorista Abu Salem estradato dal Portogallo in cambio dell’impegno di non condannarlo all’impiccagione. Il Times of India mette poi in evidenza in rischio di una sospensione della cooperazione con l’Unione Europea. «Se insistiamo a trattare i due militari italiani come terroristi, cosa succederà quando invece ci troveremo con dei veri terroristi?». L’editoriale cita anche la recente disputa con gli Stati Uniti sull’arresto della vice console di New York accusata di falsificare il salario della domestica. «Lo zio Sam – scrive riferendosi agli Usa – è l’unica potenza globale e può permettersi di ignorare i suoi impegni internazionali, ma l’India non lo può fare. Se New Delhi perde gli Usa e anche l’Europa, potrebbero per esempio esserci brutte sorprese nella nostra partnership strategica con il Giappone». E poi conclude ironicamente che «l’unico partner che ci rimane è la Cina», ma questa relazione «potrebbe costare la cessione di porzioni di territorio nazionale» riferendosi alla vecchia e ancora irrisolta disputa sui confini dei due giganti asiatici sulla catena himalayana.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno