Florida, oltre 100 balene spiaggiate: corsa contro il tempo per salvarle

carcassa balenaNew York, 22 gennaio 2014 – Cosa sta succedendo alle balene-pilota nel golfo del Messico? Se lo chiedono biologi marini, Guardia Costiera, ricercatori. Nell’arco di appena un mese, ben tre branchi di balene si sono “spiaggiate”, e molte sono morte. In queste ore, vari istituti di ricerca e agenzie federali stanno cercando disperatamente di spingere verso acque più profonde due branchi che rischiano la vita.

Uno, composto di 28 balene, si è arenato vicino alla costa in corrispondenza del Parco Nazionale di Lovers Key. L’altro, con 23 balene, è ancora più a sud, vicino alla costa di Marco Island. Un altro branco, di 50 esemplari, si era arenato lo scorso dicembre nelle acque basse che abbracciano l’immenso parco nazionale Everglades. In tutti e tre i casi, cioé, gli spiaggiamenti sono avvenuti lungo la costa sud-ovest della Florida. In genere questi mammiferi vivono ad almeno trenta chilometri dalla costa, in acque molto profonde.

Nessuno ha ancora trovato una spiegazione per gli spiaggiamenti. Ma di una cosa gli scienziati sono sicuri: questi esemplari presentano o presentavano uno stato di salute pessimo: “Sono emaciate, chiaramente in sofferenza” ha spiegato la biologa Denise Boyd. Venti del branco di dicembre sono morte, e quattro sono morte in questi ultimi casi, due delle quali per eutanasia perché erano in condizioni troppo gravi e stavano soffrendo. Un’altra biologa, Laura Englevy, della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’ente federale preposto allo studio degli oceani e dell’atmosfera, spiega che le balene pilota vivono in “famiglie molto strette”. Nel branco, vengono scelte in genere due che faranno da pilota alle altre. Se una di queste si spiaggia, le altre la seguono, e le restano accanto, nonostante il rischio, molto probabilmente “perché non vogliono abbandonarla”.

Le balene pilota mangiano pesce, non plancton, come invece le balenottere azzurre, che percorrono le acque più lontane e profonde degli oceani. Di conseguenza, capita che nella caccia le pilota finiscano troppo sotto la costa. E quando ciò succede possono perdere l’orientamento perché il loro sonar non funziona più come nelle acque profonde. Proprio per questo motivo, spesso i soccorritori riescono a spingere la balena verso il largo, ma poi questa si rispiaggia. Di fatto, se ha perso l’orientamento, è confusa e barcollante, come una persona ubriaca.

Gli spiaggiamenti non sono un dramma solo dei nostri giorni: nelle cronache dei secoli passati ne sono stati registrati numerosi. Ma non c’è dubbio che siano aumentati negli ultimi decenni: ad esempio, proprio mentre in Florida si lotta per salvare gli ultimi due branchi, in Nuova Zelanda i soccorritori stanno cercando di aiutare le 53 sopravvissute di un branco di 73 che si è spiaggiato nella costa del nord. E si sospetta che la causa del moltiplicarsi di questo fenomeno sia il crescente rumore che l’uomo fa negli Oceani, soprattutto con i sonar delle flotte militari. Il rumore estraneo impedisce al sonar naturale delle balene di funzionare in modo corretto, diciamo che il loro GPS impazzisce.

E difatti, per aiutare i due branchi in crisi in Florida, la Guardia Costiera ha chiuso il traffico alle imbarcazioni a motore in un vasto specchio di mare che le circonda. In una drammatica lotta contro il tempo, la NOAA sta facendo le autopsie delle balene morte finora, per trovare qualche indicazione utile. Ma nessuno si nasconde che le speranze di salvarle sono limitate.

Fonte Il Messaggero