Sfrattato, il ristoratore cieco: ”Lo Stato mi perseguita, penso al suicidio”

claudio ferraccioli1Rovigo, 22 gennaio 2014 – «Mi sento un perseguitato dallo Stato italiano. Ogni tanto penso anche al suicidio…». A parlare è Claudio Ferraccioli, 55 anni, ex gestore del ristorante «Al Dorino » di Occhiobello. Prima ancora, un passato lavorativo con incarichi anche importanti come la gestione del bar delle questure di Rovigo e Ferrara, e del bar della caserma «Pierobon » a Padova. Oggi il 55enne, cieco da cinque anni a seguito di un intervento medico non riuscito per un glaucoma, è in gravissime difficoltà economiche a causa del fallimento della sua attività. Il ristorante, 170 posti a sede, ha chiuso nel giugno 2012 a causa soprattutto di una dichiarazione di inagibilità del locale. Poi, circa un anno dopo, la dichiarazione di fallimento della società che gestiva il locale.

Un episodio che ha innescato una serie di pesanti conseguenze sulla vita di Ferraccioli. Da cinque mesi le Poste italiane gli hanno bloccato l’accesso al conto dove percepisce l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità, circa 1.700 euro mensili in tutto. Una procedura prevista in caso di fallimento, ma che ha avuto ripercussioni molto serie. Lo sblocco dell’assegno per la sussistenza alimentare, previsto in questi casi, non è ancora arrivato nonostante l’impegno dell’avvocato Marco Grasselli. La pratica è sul tavolo della Procura, che deve nominare un amministratore di sostegno. Intanto, la situazione per Ferraccioli è insostenibile. Non ha i soldi nemmeno per pagare la badante che lo assiste. E gli è arrivata l’ingiunzione di sfratto, che sarà esecutiva il prossimo luglio. «Lo scorso 7 gennaio – racconta – sono arrivati gli operai per staccarmi il gas da casa perché non sono riuscito a pagare la bolletta. Nemmeno l’aver fatto presente la mia cecità è servito». A quel punto il 55enne ha dovuto «chiedere l’elemosina per poter riattivare il contatore e non restare al freddo». Ferraccioli ha una figlia, ma è disoccupata e con un bimbo di cinque anni. L’ex ristoratore si sente abbandonato da tutti. «Ho presentato domanda per avere un alloggio popolare, ma l’ente non mi ha dato risposta. I servizi sociali non mi aiutano. Cosa devo fare, andare alla corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo?»

A.A.
Fonte: Corriere Veneto