Troppi punti oscuri nell’operazione antidroga, agenti rischiano di diventare coimputati

polizia municipale2Modena, 21 gennaio 2014 – Importanti rivelazioni da un testimone ieri al processo contro due spacciatori – un albanese e un turco – per la drammatica vicenda dell’operazione della “squadra” in borghese della municipale sassolese coordinata dal comandante Stefano Faso che il 21 febbraio 2012 ha portato anche al maltrattamento di una ignara famiglia nei pressi della Motorizzazione di Modena (fatto per il quale quattro agenti ora rischiano il rinvio a giudizio). Dal testimone – un agente della municipale di un altro Comune che prese parte al gruppo – è emerso che il comandante Faso organizzò e coordinò l’operazione facendo inscenare la trattativa con gli spacciatori in un ufficio sassolese (non del Comune) e ottenendo 60mila euro in contanti (l’ “esca”) dalle casse comunali presso l’Economato, non si sa autorizzato da chi. Non solo: la Procura ha dichiarato che l’operazione non aveva alcuna autorizzazione per agenti sotto copertura, come prevede la legge, e che il sostituto procuratore Giuseppe Tibis, in contatto con Faso, aveva autorizzato solo l’utilizzo di un Gps e di videoriprese degli incontri. Niente invece è emerso riguardo autorizzazioni ad agire fuori dal territorio comunale di competenza (da Sassuolo a Modena), una spinosa questione emersa dopo i fatti.
Il processo, come detto, vede imputati due immigrati (un terzo ha già patteggiato e un quarto è stato prosciolto), ma a questo punto il giudice Federico Maria Meriggi già ieri ha dovuto prendere decisioni in merito a una testimonianza così carica di informazioni importanti. I difensori degli imputati – avvocati Fabrizio Canuri, Luca Scaglione ed Enrico Fontana – hanno infatti rimarcato una serie di aspetti gravi per cui il giudice alla prossima udienza, il 20 marzo, dovrà decidere se gli agenti hanno di fatto istigato a delinquere gli spacciatori oppure no. E se sì, se allora sono corresponsabili dello spaccio. Inoltre, se gli agenti possono testimoniare ma solamente assistiti da un difensore, dato che rischiano di diventare coimputabili. Il punto emerso è infatti che l’operazione non è stata occasionale. Anzi. È nata da una fonte confidenziale della polizia municipale di Sassuolo ed è stata pensata e gestita attraverso ben quattro incontri di abboccamento con i possibili spacciatori: dal 14 al 16 febbraio 2012 gli agenti in borghese si erano spacciati per facoltosi imprenditori in cerca di droga. All’ultimo incontro, però, i possibili trafficanti non si presentarono. Infine, il giorno dell’operazione a Modena, al momento degli arresti erano presenti anche un carabiniere e l’informatore stesso, aspetto finora taciuto. In conclusione, il giudice Meriggi si è riservato di decidere sui “nodi” emersi. Con la possibilità concreta che il processo venga “annullato” per il metodo usato nel raccogliere le prove, se fosse riconosciuto illecito.

Carlo Gregori
Fonte: Gazzetta di Modena