Trovato l’assassino del cane Miško

miskoLa polizia scopre il colpevole ma non riesce a incriminarlo per l’assenza di prove concrete. E i testimoni oculari non parlano

Pola, 22 gennaio 2014 – La polizia sa chi a Gallesano ha ucciso il povero Miško con un petardo la notte di Capodanno del 2013 ma non ha prove per inchiodarlo e i testimoni oculari non vogliono parlare. Sono questi gli ultimi sviluppi della crudele vicenda che ha intenerito non solo gli animalisti, ma l’intera opinione pubblica tanto che su Facebook è nato un gruppo internazionale che ha sollecitato e sollecita tutt’ora la polizia a scovare e denunciare il killer del povero cane.
Ebbene, proprio in questi giorni, la portavoce della Questura istriana Natasa Vitasovi„ ha dichiarato alla stampa che le indagini sono tutt’altro che archiviate. «Purtroppo – ha aggiunto – non abbiamo prove concrete contro determinate persone». In altri termini, «c’è un sospettato ma non disponiamo di elementi sufficienti per denunciarlo e portarlo in tribunale».
I due testimoni oculari indicati da Luciano Zaharija, figlio della proprietaria di Miško, hanno deciso di tenere la bocca chiusa, dopo che in un primo tempo sembravano disposti a parlare. Il colpevole, dunque, è a portata di mano. Ma, per la sua individuazione e punizione, sarebbe necessario che qualcuno liberasse di un grosso peso la propria coscienza. O che la polizia mettesse sotto torchio i due testimoni.
La vicenda risale alla notte di San Silvestro del 2013 quando qualcuno aveva lanciato un petardo a Miško che se ne stava tranquillamente a cuccia sul muro del cortile di casa, come spesso faceva, tanto da diventare la mascotte del paese. La bestiola aveva afferrato il petardo al volo pensando trattarsi di un boccone di cibo. E poi l’esplosione in bocca che lo aveva ridotto veramente male.
Il cane era stato subito trasportato a Pola all’ambulatorio veterinario di Stjepan Ko›ar il quale aveva dichiarato di non aver mai visto nella sua carriera tanta brutalità nei confronti di un animale.
Il cane aveva subito la doppia frattura della mandibola, la parte destra della testa era paralizzata per cui la lingua gli penzolava in maniera incontrollata, la cavità dell’orecchio era paralizzata come pure l’occhio destro, perdeva sangue da un’orecchio e una zampina anteriore era fuori uso.
Inoltre la radiografia aveva accertato la presenza di due pallini di fucile ad aria compressa nella testa e nel collo dell’animale, forse sparati in precedenza. Le ferite erano così gravi, aveva spiegato il veterinario, che l’unica cosa da fare era porre fine a quell’autentica tortura e quindi si è ricorsi all’eutanasia.
Il fatto aveva suscitato grande clamore anche tra i nostri lettori che avevano manifestato leproprie proteste contro il barbaro atto inondando le pagine web del Piccolo. Inoltre la pagina Facebook che rivendicava la punizione degli uccisori di Miško si è trasformata col tempo in una vera e propria pagina di sos per animali in difficoltà. (p.r.)

Fonte: Il Piccolo