Omicidio Dina Dore, l’ex amante di Rocca: “L’ho lasciato, mi minacciava: vedrai che ti succede”

dina dore francesco roccaUdienza clou al processo in Corte d’assise al marito della donna assassinata. Il bambino che ha visto l’assassino in fuga: aveva la faccia e le mani nere

Nuoro, 24 gennaio 2014 – “Dopo che l’ho lasciato mi scriveva: se non mi rispondi vedrai che ti succede”.
Parole di Anna Guiso, ex assistente di studio ed ex amante di Francesco Rocca, il dentista di Gavoi a processo davanti alla Corte d’assisie di Nuoro come presunto mandante dell’omicidio della moglie Dina Dore.
La donna, il teste più atteso dell’udienza tenuta questa mattina, ha spiegato ai giudici che dopo il delitto aveva paura di essere uccisa.
Nel suo lungo e sofferto racconto, Anna Guiso si è dipinta come un ragazzina di 22 anni, senza alcuna esperienza, che c’era cascata e si era innamorata del suo datore di lavoro sposato”.
L’udienza al tribunale di Nuoro ha riservato altre testimonianze interessati
“Aveva la faccia e le mani nere, ansimava”. Così, per la prima volta, è stato descritto davanti ai giudici il killer che il 26 marzo 2008 ha ucciso Dina Dore, assassinata nel garage di via Sant’Antioco a Gavoi davanti alla piccola figlia Elisabetta, che all’epoca aveva otto mesi.
A descrivere il killer, davanti alla Corte d’assise del tribunale di Nuoro, sono stati la madre e il bambino di Gavoi che quella sera ha visto l’uomo in fuga nelle vie del centro storico del paese, vicino all’abitazione della vittima.
Quella del bambino è stata la prima deposizione di una giornata importante. Tra i testimoni c’era anche il fidanzato di Anna Guiso, Antonio Piu, chiamato anche lui a rispondere alle domande delll’accusa, rappresentata dal pm Danilo Tronci, e della difesa, rappresentata dagli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi. Piu, tuttavia, è stato rinviato alla prossima udienza.
La deposizione di Anna Guiso era molto attesa perché la donna è stata più volte chiamata in causa nel corso dell’inchiesta in quanto, secondo ciò che è stato ricostruito dagli investigatori, all’epoca dei fatti aveva una relazione con Rocca. E proprio questa relazione, e il desiderio di rifarsi una nuova vita con l’amante, secondo gli inquirenti, sarebbe stato uno dei moventi che avrebbe spinto Rocca ad agire. (v.g.)

Fonte: La Nuova Sardegna