Ricattati per la videochat hard: decine di denunce

estorsione chatLa Polizia postale: ”attenti alle adescatrici sui social network, da Facebook a Chatoroulette. Ecco come evitare di finire nei guai”

Venezia, 24 gennaio 2014 – Adescati sui social netowrk, convinti a partecipare a una sexy videochat e poi ricattati, o paghi una certa somma di denaro o ti mettiamo su Facebook: sono decine i casi di veneti finiti nei guai in questo modo e costretti a fare denuncia. Lo rivela la Polizia postale che, conscia della gravità del fenomeno, ha emanato un “decalogo” cume come evitare di finire in questo genere di situazioni. Ecco il comunicato stampa della Polizia.
“Negli ultimi mesi sono state decine le denunce sporte nel Veneto presso gli uffici della Polizia Postale e delle Comunicazioni, per estorsioni connesse a sessioni di video-chat a “luci rosse”.
Il copione è sempre il medesimo.
Vi è un “adescamento” del soggetto su una chat (le più varie, dai social network più diffusi, quali Facebook, ai siti di video-chat come il noto Chatroulette) da parte di una avvenente ragazza che invita l’ignara vittima ad intraprendere una chat “erotica” con l’attivazione della webCam.
Dopo pochi minuti la video-chat viene bruscamente interrotta e viene richiesta una somma di danaro affinché il video “a luci rosse” non venga pubblicato sui più diffusi social network.
In casi come questi la prevenzione, con un uso più maturo e consapevole della Rete, è sicuramente la strategia vincente.
Alcuni basilari consigli possono aiutare a prevenire crimini come il presente.
In primo luogo sarebbe sempre opportuno evitare di intraprendere sessioni di video-chat con sconosciuti ed in ogni caso non fornire mai riferimenti e dati personali (quali nome e cognome, residenza, e-mail od account su eventuali social network) oppure mostrare elementi facilmente riconoscibili, come ambienti domestici o lavorativi.
E’ fondamentale, inoltre, qualora si rimanga vittime di tali delitti, non cedere al ricatto e contattare prontamente le Forze dell’Ordine ricordando di recare presso gli uffici di polizia quanto più materiale possibile inerente l’estorsione (catture video della adescatrice, eventuali email o messaggi ricevuti, estremi delle modalità del pagamento richiesto).
Infine, qualora si rinvengano on line propri video, si ricorda che è sempre possibile ricorrere immediatamente alle procedure di “abuso” previste da tutte le più diffuse piattaforme di condivisione di video”.

Fonte: La Nuova Venezia