Usa: condanna a morte con veleno per animali

Kenneth HoganOklahoma City (Oklahoma), 24 gennaio 2014 – Seconda esecuzione nell’arco di due settimane in Oklahoma, lo Stato Usa che vanta il maggior numero pro capite di condanne alla pena capitale applicate: dopo Michael Lee Wilson, giustiziato il 10 gennaio scorso, nel penitenziario di McAlester e’ stata la volta di Kenneth Hogan, 52 anni, riconosciuto colpevole dell’assassinio a coltellate di una donna nel 1988. Come nella precedente occasione, gli e’ stato iniettato in vena un nuovo, micidiale mix di farmaci a base di pentorbital, un anestetico comunemente impiegato per sopprimere gli animali, e confezionato ‘su misura’ da una farmacia locale, non tenuta all’osservanza delle leggi federali in materia, e dunque non in grado di fornire adeguate garanzie. Identica miscela era stata somministrata a Wilson il quale, prima di spirare, aveva fatto in tempo a urlare di “sentire l’intero corpo bruciare” e di “avvertire in bocca un sapore di sostanze chimiche”. Il ricorso a nuovi preparati letali e’ stato imposto dal sempre piu’ generalizzato rifiuto, da parte dei produttori europei, di fornire ai penitenziari americani i tradizionali principi attivi adottati per le iniezioni letali, sospettati di procurare ai condannati sofferenze eccessive e ingiustificate. Ha pero’ anche suscitato veementi polemiche alla luce della vicenda di Wilson e di quella, analoga, di Dennis Mc Guire: un omicida giustiziato otto giorni fa nell’Ohio con un mix differente, ma altrettanto inedito, che ha procurato al malcapitato un’agonia protrattasi ben 13 minuti. Ora la miscela contenente pentorbital dovrebbe essere utilizzato, per la terza volta in assoluto, la settimana prossima nel Missouri: ma l’avvocato difensore del condannato ha gia’ presentato ricorso davanti alle autorita’ competenti, chiedendo che sia messa da parte. Tra l’altro, la farmacia che lo confeziona lo conserverebbe in condizioni non sufficientemente sterili, facendo cosi’ aumentare le probabilita’ di infliggere tormenti assolutamente superiori al presunto valore ‘retributivo’ dell’estrema sanzione. (AGI)