La casa ‘a sua insaputa’, assolto Scajola ”perché il fatto non sussiste”

casa scajolaL’ex ministro dell’Interno rassegnò le dimissioni nel 2010 in seguito allo scandalo sull’appartamento pagato da altri . Ora, dice, ”spero mi venga restituita la mia credibilità politica”

Roma, 27 gennaio 2014 – Assolto perché il fatto non sussiste. Si conclude con una sentenza che lo scagiona appieno il processo all’ex ministro dell’Interno ed ex esponente di Forza Italia per l’acquisto di una casa con vista al Colosseo, pagata in parte da lui (solo 700 mila euro) e in gran parte da altri «a sua insaputa». La vicenda, da lui spiegata inizialmente come un pagamento «a mia insaputa» lo aveva costretto a lasciare il Viminale nel maggio del 2010. Subito dopo la sentenza – emessa dal giudice del tribunale di Roma Eleonora Santolini – Scajola ha commentato: «Non avevo altra difesa che stare zitto, fermo. Mi sono dimesso perché non c’era altro modo di difendermi». Ed ha proseguito: «Mi sono reso conto che qualsiasi cosa dicessi per difendermi non risultava credibile ,anche se era la verità».

LA TELEFONATA A BERLUSCONI – Appena ascoltata la lettura della sentenza, Claudio Scajola ha sentito al telefono Silvio Berlusconi: «Io ho sempre detto la verità. Questo processo non doveva neanche cominciare – ha detto al leader di Forza Italia – perché era tutto prescritto. La decisione del giudice di assolvermi assume ancora maggior valore». Quindi ha commentato con i giornalisti: «Ho passato tre anni e 9 mesi di sofferenza che nessuno mi restituirà più». E ha concluso: «Spero mi venga restituita la mia credibilità politica».

LA RICHIESTA DEL PM: 3 ANNI – L’ex ministro era accusato di finanziamento illecito in relazione all’acquisto dell’appartamento di via del Fagutale, a due passi dall’Anfiteatro Flavio: una vicenda per la quale il pm aveva chiesto una condanna a 3 anni di carcere e al pagamento di una multa da due milioni di euro.

«NON RICORDO» – Il politico si era difeso sostenendo di non sapere e di non ricordare i particolari di quell’acquisto. Poi a indagini chiuse aveva presentato una memoria difensiva dove la frase «a mia insaputa» era scomparsa. Nel corso della loro requisitoria i pm Ilaria Calò e Roberto Felici avevano sostenuto come fosse «assolutamente incredibile la tesi della difesa secondo cui Scajola non si è reso conto che qualcuno al suo posto versasse una somma così enorme (1 milione e 100 mila euro)».

COIMPUTATO ANEMONE – Per la singolare vicenda della casa acquistata a prezzi fuori mercato per la capitale, l’ex ministro era stato rinviato a giudizio nel dicembre del 2011. Nel processo, figurava tra gli imputati anche Diego Anemone – personaggio chiave dell’inchiesta sul G8 a La Maddalena – che secondo l’accusa avrebbe pagato, attraverso l’architetto Angelo Zampolini, parte della somma versata dall’ex ministro dell’Interno (1,1 su 1,7 milioni di euro) per l’acquisto. Anche per lui il pm aveva chiesto la condanna a 3 anni: è stato prosciolto perché il reato è estinto per prescrizione. Lo stesso Anemone avrebbe contribuito con 100 mila euro alla ristrutturazione dell’immobile.

Ilaria Sacchettoni e Redazione Online Roma
Fonte: Corriere della Sera