L’attività di famiglia va male, minaccia di morte la figlia: divieto avvicinamento

polizia38Perugia, 26 gennaio 2014 – Non potra’ piu’ avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla figlia, l’abitazione ma anche il negozio, un perugino di 63 anni indagato dalla divisione anticrimine della questura di Perugia. In base alla ricostruzione della polizia, alla base della vicenda dissapori legati all’attivita’ commerciale gestita dall’uomo con alle dipendenze la familiare, chiusa pero’ nel 2011 per la crisi. Per porre fine ad ogni contenzioso era stato infatti stabilito – riferisce la Questura – che il padre, per gli stipendi e le retribuzioni di cui le era debitore, cedeva alla figlia un ramo dell’azienda che veniva da questa avviata a inizio 2012. Da allora le liti anziche’ cessare si sono via via intensificate – e’ emerso dagli accertamenti – per l’atteggiamento del genitore che, incolpando la donna di averlo totalmente estromesso dalla sua nuova attivita’, ha iniziato a importunarla, dapprima con lamentele circa la sua situazione economica disagiata, poi con minacce, insulti, danneggiamenti al negozio dove andava piu’ volte per gettare a terra tutte le suppellettili. Un crescendo nel quale l’indagato, nell’ottobre scorso, aveva minacciato di morte la figlia in presenza degli agenti di una volante intervenuti su sua richiesta. Quindi la misura cautelare – per l’uomo anche il divieto di comunicare con la figlia con qualsiasi mezzo anche tramite terze persone – disposto dal gip secondo il quale le condotte costituiscono il reato di atti persecutori avendo cagionato alla presunta parte offesa un grave e perdurante stato di ansia e di paura ovvero un “fondato” timore per la sua incolumita’. Anche se la figlia nelle dichiarazioni spontanee rese recentemente alla polizia non ha voluto querelare il padre per tale reato. (ANSA)