Lello, il ragazzo che non esiste ”Ma ora ridatemi una vita”

lello sHa 21 anni e non può essere registrato all’anagrafe

Napoli, 27 gennaio 2014 – Questa storia se fosse una favola potrebbe cominciare con «c’era una volta». Siccome è realtà, assurda realtà, comincia con «C’è ancora un ragazzo che dopo 21 anni di vita da napoletano per l’anagrafe non esiste». Lello S. nasce a Napoli il 4 maggio del 1992 all’ospedale San Paolo; la mamma è apolide: di origine marocchina non ha documenti, e lui non può essere registrato all’anagrafe. Il padre ha un’altra famiglia e non vuole riconoscerlo. Da allora Lello S. assume il cognome della madre ma solo per convenzione perché in realtà è un cittadino fantasma: nessun documento può accertare che esista. Chissà se qualcuno ha mai immaginato cosa significhi vivere senza esistere. Non si può fare la vaccinazione, né iscriversi a scuola e neppure, per esempio, sottoscrivere un abbonamento a Sky. Una sorta di «The Truman show» al contrario. Lello si arrangia con lavori occasionali. A Napoli la scelta non manca. Ha potuto studiare solo alle elementari, in una scuola privata e alla media pubblica (senza terminarla) perché, spiegata la situazione, qualcuno avrà chiuso un occhio. Intanto la sua sofferenza oggi è forte perché per quattro anni è stato capitano di AfroNapoli e, non esistendo, non può ancora disputare il campionato in Figc, anche se il presidente della società Vincenzo Pastore si sta impegnando per risolvere la questione. Ma si cozza contro un muro di leggi e di burocrazia che non ha pietà.
Oggi Lello ha 21 anni, una compagna e un bambino di cinque mesi. Sta affrontando in maniera più decisa il problema perché vorrebbe naturalmente riconoscere il figlio ma non sa come fare. Lo sta aiutando la squadra AfroNapoli United dove gioca come centrocampista sin dalla sua nascita (nel 2009), ma anche il dirigente dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Napoli e il sindaco Luigi de Magistris, che di recente ha ricevuto i ragazzi della prima compagine interetnica a palazzo San Giacomo.

«Questo ragazzo è stato salvato dallo sport – racconta Antonio Gargiulo – che gli ha evitato di riprendere cattive strade vista la sua incolumità burocratica. Il presidente Pastore della Figc si sta occupando della sua vicenda, affinché possa giocare con noi in campionato, perché Lello è la nostra punta di diamante, il nostro campioncino. Intanto abbiamo presentato un’istanza alla Procura della Repubblica per ottenere l’atto di nascita e per riconoscere i diritti primari della persona. L’unica cosa di cui siamo contenti è che questa storia abbia finalmente potuto vedere la luce, grazie anche al successo che sta riscuotendo la nostra squadra. Ora speriamo che l’opera di sensibilizzazione che portiamo avanti unendo calcio e solidarietà, possa avere delle ricadute concrete sulla vita non solo di un ragazzo ancora pieno di speranze per il futuro, ma della sua famiglia e di suo figlio». AfroNapoli fondata nel 2009 da Antonio Gargiulo, attuale presidente della squadra, e allenata oggi da Sergio Paolucci, dopo 4 anni nel campionato Aics, gioca in terza categoria Figc. La squadra, che ha l’obiettivo di creare legami tra le culture attraverso lo sport, riunisce circa 35 ragazzi dai 18 ai 30 anni, di varie nazionalità: prevalentemente capoverdiani, ma anche senegalesi, ivoriani, tunisini e sudamericani, oltre che dieci napoletani. La storia si chiude con le parole di Lello S. l’uomo che non esiste e che lancia un appello: «Con la nascita di mio figlio – spiega – mi sono deciso a risolvere questo problema e a cercare di diventare un cittadino a tutti gli effetti. Non voglio che il mio bambino riviva la mia storia e sia un figlio di nessuno, pur avendo un padre e una madre. Purtroppo la legge non prevede che i figli delle persone senza permesso di soggiorno siano riconosciuti, ma spero che comunque ci sia un diritto superiore a questo che tutela la dignità degli esseri umani a essere cittadini».

Vincenzo Esposito
Fonte: Corriere del Mezzogiorno