Maxi-evasione fiscale, 9 arresti. C’è anche Paolo Oliverio

guardia finanza7Roma, 28 gennaio 2014 – Arrestate dalla Guardia di Finanza di Roma, 9 persone tra cui un commercialista e il noto “faccendiere” Paolo Oliverio. Sequestrati beni per 154 milioni di euro a carico di 13 persone e individuato un imponibile evaso per circa 1 miliardo di euro, attraverso l’emissione ed uso di false fatture per oltre un miliardo e 300 milioni.
Denunciate 79 persone e coinvolte 82 imprese: Tra queste, alcune aggiudicatarie di appalti con la pubblica amministrazione. Milioni di euro transitati su conti correnti svizzeri e monegaschi intestati a societa’ panamensi.
Nell’ambito dell’operazione della Gdf denominata Ermitage, figura anche Paolo Oliverio gia’ arrestato, sempre dalle Fiamme Gialle, nelle scorse settimane e tuttora detenuto presso il carcere romano di Regina Coeli, nell’ambito dell’indagine che ha coinvolto, tra gli altri, padre Renato Salvatore, Superiore Generale dell’Ordine religioso dei Camilliani. I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito questa mattina, dando corso a 18 perquisizioni domiciliari in provincia di Roma, Genova, Novara, Crotone e Cuneo, le 9 misure di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 3 agli arresti domiciliari, disposte dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica – nei confronti di alcuni imprenditori. Contestualmente, militari del II Gruppo del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma hanno sequestrato beni sino a concorrenza del valore di 154 milioni di euro a carico di 13 persone (tra cui due commercialisti), apponendo sigilli a 54 immobili, ubicati a Roma e provincia (tra cui un’ampia villa, di assoluto pregio, ad Albano Laziale, su 3 piani, di 14 vani per circa 500 mq, con annesso giardino di circa 2.500 mq, prospiciente al lago di Castel Gandolfo), a Milano, in provincia di Perugia, Viterbo, Latina ed in Toscana, sul Monte Argentario. Molte delle unita’ abitative citate erano formalmente intestate ad una societa’ “cassaforte”, L’Ermitage s.r.l. (da cui il nome dell’operazione), fusasi poi, per incorporazione, in una societa’ anonima svizzera, nell’ottica di schermare la titolarita’ effettiva dei beni. Sequestrate anche auto, moto, quadri (alcuni di autori famosi quali Mario Schifano e Fernandes Armann), ulteriori beni mobili di valore, nonche’ un’imbarcazione a vela di circa 15 metri e cospicue disponibilita’ finanziarie. Le misure cautelari ed i provvedimenti ablatori traggono origine da complesse indagini nell’ambito delle quali erano state gia’ effettuate, nel dicembre 2012, 44 perquisizioni presso le sedi legali e le unita’ operative di societa’ nonche’ le abitazioni di indagati,che hanno portato alla denuncia di 33 persone, con il coinvolgimento di 32 societa’, facendo emergere un collaudato e gigantesco sistema di false fatture, emesse da imprese operanti nel settore dell’informatica e della gestione dei call center, che hanno sottratto al Fisco materia imponibile quantificata, inizialmente, in circa 570 milioni di euro, con un’effettiva evasione d’imposta, ai fini imposte dirette ed iva, stimata in circa 154 milioni di euro.Gli ulteriori sviluppi investigativi hanno consentito di segnalare all’Autorita’ Giudiziaria le responsabilita’ penali di altre 46 persone fisiche e di 50 societa’ che risultano aver beneficiato del sistema di false fatture: tra queste, vanno menzionate dodici societa’ vincitrici di appalti pubblici, societa’ beneficiarie di finanziamenti comunitari, importanti imprese leader nel settore informatico. I reati ipotizzati a carico delle 79 persone fisiche denunciate – tra cui 5 titolari di studi commercialisti – vanno dall’emissione ed utilizzo di fatture false all’occultamento di scritture contabili, all’omessa dichiarazione dei redditi ed iva, con l’aggravante della transnazionalita’, alla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, al millantato credito, al riciclaggio, alla bancarotta fraudolenta patrimoniale. Nei confronti di 11 soggetti e’ contestata pure l’associazione a delinquere. Nel complesso, le 82 societa’ coinvolte (di cui 3 inglesi, 1 lussemburghese e 4 panamensi) hanno sottratto al Fisco materia imponibile ad oggi stimata in oltre 1 miliardo di euro, con un’effettiva evasione d’imposta, ai fini imposte dirette e dell’IVA, quantificata in circa 500 milioni di euro, negli anni dal 2006 al 2013. Le indagini, in particolare, hanno preso avvio da una verifica fiscale nei confronti di una societa’ operante nel settore informatico ed hanno fatto emergere l’esistenza di una collaudata organizzazione, articolata su vari livelli, operante in diversi settori economici, di fatto costituente un vero e proprio “gruppo societario”, riconducibile ad un unico dominus, Giovanni Mola, destinatario oggi di ordinanza di custodia cautelare in carcere, tuttora residente in Italia ma con rilevanti interessi economici anche in territorio svizzero, ove ha avuto la disponibilita’ di conti correnti monegaschi e svizzeri, fittiziamente intestati a societa’ off – shore, su cui sono transitate somme pari a circa 110 milioni di euro. Il Mola che aveva l’hobby di organizzare e partecipare esposizioni, in vari Paesi del mondo, di moto d’epoca di valore, e’ risultato disporre, in aggiunta, di alcuni “bond” emessi da societa’ di diritto britannico, per un valore di circa 80 milioni di euro.Le attivita’ dei finanzieri hanno consentito di censire, all’interno del menzionato gruppo societario riconducibile di fatto al “Mola” (che non vi appariva formalmente), ben 32 imprese: alcune erano “scatole completamente vuote”, costituite al solo fine di emettere false fatture; altre societa’ sono risultate, invece, aver assunto anche centinaia di dipendenti (per poi cessare, riassumendo le medesime risorse in altre societa’, dalla differente denominazione) che venivano posti a disposizione – previa formalizzazione di contratti di servizi, con la corresponsione di ingenti corrispettivi – di ulteriori imprese, questa volta “terze”, cioe’ estranee al perimetro societario facente capo a Mola, spesso, come accennato, aggiudicatarie di appalti pubblici. Tali societa’ beneficiavano di fatture totalmente fittizie o recanti corrispettivi sovradimensionati, emesse dalle imprese da Mola, cui faceva seguito la restituzione, in nero, di una frazione dell’imponibile, che veniva “spartita” tra lo stesso Mola ed i referenti delle stesse societa’ terze beneficiarie, secondo un accordo tra le parti: il sistema consentiva alle societa’ “terze” di abbattere il proprio reddito con fatture di acquisto “gonfiate” e di risultare (ingiustificatamente) competitive sul mercato. I ricavi connessi alla somministrazione di manodopera da parte delle societa’ di Mola venivano abbattuti da costi documentati da fatture altrettanto fittizie e gli oneri contributivi ed assistenziali del personale formalmente assunto erano assolti utilizzando, in compensazione, indebiti crediti iva, costituiti attraverso, appunto, le false fatturazioni.
Nel complesso, e’ stato documentato il ricorso a circa 1,3 miliardi di falsi documenti contabili; le dinamiche fraudolente, peraltro, sono state rese piu’ complesse dall’utilizzo, da parte dell’organizzazione criminale, di societa’ falsamente ubicate all’estero (spesso in Gran Bretagna), con personale in loco pienamente organico al sistema di frode, con il compito di riciclarne i proventi. Le investigazioni hanno permesso,di fare piena luce sul ruolo di primissimo piano svolto da Paolo Oliverio, che si sarebbe inserito nel contesto associativo orchestrato da Mola, sia grazie alla sua capacita’ di risolvere problematiche varie connesse ad alcuni intervenuti accertamenti tributari che quale organizzatore materiale dell’occultamento della documentazione contabile delle societa’ del gruppo. Oliverio inoltre, risulterebbe, secondo gli inquirenti, aver fornito un contributo essenziale per ostacolare le azioni di recupero erariale, anche in pregiudizio dei creditori, acquistando, ad esempio, nel settembre 2012, un immobile di proprieta’ di una societa’ riconducibile a Mola, dichiarata fallita dopo soli due mesi. (AGI)