Soldi fotocopiati, ma viene assolto

soldi banconoteVoleva imbrogliare la mamma, con un trucco di disarmante ingenuità, ma è finito a processo per spendita di monete false rischiando di inguaiare anche la madre

Ferrara, 28 gennaio 2014 – Voleva imbrogliare la mamma, con un trucco di disarmante ingenuità, ma è finito a processo per spendita di monete false rischiando di inguaiare anche la madre. Ieri in tribunale è arrivato il “lieto” fine di una vicenda per certi aspetti paradossale, cominciata nel settembre del 2010. L’imputato, assistito dall’avvocato Fabrizio Carletti di Ferrara, è stato infatti assolto perché il fatto non sussiste. L’uomo, 49 anni, proviene da una famiglia benestante ma in passato ha avuto qualche problema di dipendenza da sostanze. Avendo bisogno di denaro, aveva escogitato un tranello abbastanza rudimentale: aveva chiesto alla madre, che vive a Tresigallo, di cambiargli tre banconote da 500 euro. La donna aveva acconsentito, dicendo che avrebbe potuto cambiarle utilizzando i soldi per pagare la retta per la nonna alla casa di riposo, conservati in una busta. Così ha fatto l’imputato, solo che le tre banconote da 500 euro erano una “patacca” confezionata pure male, perché si trattava di tre fotocopie a colori. I nodi sono venuti al pettine quando la madre, ignara di tutto, è andata in posta a pagare la retta, mettendo in borsa la busta con i contanti. Alla vista delle tre banconote palesemente contraffatte, l’impiegata ha avvertito la direttrice. Quest’ultima, chiamata a testimoniare al processo, ha confermato che i biglietti (nel frattempo inviati come da prassi alla Banca d’Italia e distrutti) erano “fabbricati” talmente male da non poter in alcun modo sembrare autentici. Un elemento fondamentale per arrivare all’assoluzione dell’imputato. La procura, inoltre, aveva valutato la posizione della madre – a sua a volta a rischio di essere indagata per spendita di denaro falso – ma la donna è stata ritenuta del tutto estranea, e anzi vittima a sua volta dell’inganno del figlio. Inganno che comunque nulla aveva a che fare con il reato contestato, e da qui l’assoluzione.(a.m.)

Fonte: La Nuova Ferrara