Maro’: Letta, vicenda si chiuda presto. Ue, no alla pena di morte

maròRoma, 29 gennaio 2014 – “Vogliamo che la vicenda dei marò termini presto, il prima possibile”. Lo ha detto il premier Enrico Letta a Bruxelles sottolineando che la “solidarieta’ dei partner Ue è importantissima per soluzione che pensiamo possa arrivare e speriamo arrivi nei tempi piu breve possibile”.

“La Ue è contraria alla pena di morte in qualunque situazione” ed è convinta che “qualunque decisione” dell’India sui marò “avrà un impatto su tutta la Ue”: lo ha detto il presidente della Commissione Ue José Barroso al termine dell’incontro con Letta.

 

di Laurence Figà-Talamanca

Di fronte all’ “inaffidabilità del regime indiano sul dossier dei marò” è necessario che l’Italia sia “unità. Lasciamo per dopo la ricostruzione su cosa è successo, su chi ha sbagliato”. Nel giorno in cui termina la missione dei parlamentari italiani in India, il ministro degli Esteri Emma Bonino è tornata a sottolineare la “disperazione” del governo italiano per una vicenda che non trova – dall’altra parte – risposte affidabili. Una disperazione che ha portato l’Italia alla decisione di provare a battere una pista russa: la settimana prossima, forse martedì, il presidente della Commissione Difesa del Senato Nicola Latorre incontrerà il nuovo ambasciatore di Mosca a Roma, uomo molto vicino a Putin, per chiedergli di intercedere con le autorita’ indiane sulla questione.

E a voler superare le polemiche che hanno accompagnato ieri deputati e senatori a New Delhi sono stati gli stessi capofila della missione. “Riportiamo a casa i marò. Solo dopo apriremo un’inchiesta sulle responsabilità”, ha dichiarato anche il presidente della Commissione Esteri del Senato. Così come il suo omologo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha ammesso: “Sono stati fatti grandi errori e noi, in quanto classe politica, siamo responsabili”, ma ora “siamo uniti” per una “battaglia molto forte”.

Nel lasciare l’India, dopo un nuovo incontro stamani nell’ambasciata italiana con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i 16 deputati e senatori hanno reiterato la richiesta di incontrare “al più presto” i colleghi indiani in un colloquio che non è stato possibile in questi giorni: a New Delhi – è stata la spiegazione ufficiale – è un periodo festivo e il parlamento indiano è chiuso. In attesa della decisione della Corte Suprema sulla richiesta di rientro in Italia prevista il 3 febbraio, Roma ha incassato il sostengo dell’ambasciatore dell’Ue a New Delhi, Joao Cravinho, che dopo l’incontro con la delegazione bicamerale ha definito “inaccettabile” la possibilità che i due militari italiani vengano condannati a morte.

Dall’Italia il ministro della Difesa Mario Mauro è tornato a difenderli: “In ogni circostanza dobbiamo ribadire l’innocenza dei nostri fucilieri, vorrei fosse convincimento di tutti italiani”, ha detto ricordando che “dopo due anni non si conoscono le reali accuse che li coinvolgono”. L’inviato del governo per la vicenda dei marò, Staffan De Mistura, è andato di persona a Ciampino ad accogliere la delegazione, dopo aver incontrato il Cocer interforze. L’incontro “è stato un gesto di attenzione per il personale militare da parte del governo. Finora eravamo solo spettatori”, sono stati i commenti dei delegati del Cocer che hanno chiesto al diplomatico di poter andare a loro volta i due fucilieri.

“Anche a nostre spese”, hanno spiegato. Dal canto loro Latorre e Girone, visibilmente commossi per la visita dei parlamentari, hanno chiesto ai giornalisti al seguito di “scrivere la verità” su quanto accadde il 15 febbraio 2012 a bordo dell’Enrica Lexie, quando in un’azione antipirateria rimasero coinvolti nella morte di due pescatori indiani. “Spero di tornare a casa per Pasqua”, ha ammesso Latorre con Maurizio Gasparri che lo ha rassicurato: “C’è il tempo perché la situazione maturi”. Da Taranto la sua compagna, Paola Moschetti, ha giudicato “positiva” la visita “anche perché – ha spiegato – la delegazione ha potuto toccare con mano una realtà che finora era astratta”. Poi ha ribadito: “Sicuramente sono stanchi e provati, però resistono da militari e da uomini di tempra molto forte”.(ANSA)