”Mutilata da mio marito, meglio morire”

Gianangela Gigliotti Stefano RizzoParla per la prima volta la donna aggredita a colpi di accetta dall’ex coniuge

Treviso, 29 gennaio 2014 – Ci sono femminicidi in cui le vittime muoiono e ci sono femminicidi a cui le vittime sopravvivono. «Sei mesi fa io sono sopravvissuta, ma avrei preferito morire quella notte, piuttosto che ritrovarmi in queste condizioni per sempre, in sedia a rotelle e con sei dita delle mani amputate ». A parlare per la prima volta, ieri sera a «Storie di famiglia» su Antennatre, è stata Gianangela Gigliotti, la 53enne di Conegliano che si trova tuttora ricoverata all’ospedale di Motta di Livenza (Treviso), dopo essere stata aggredita lo scorso 24 luglio a colpi di accetta dall’ex marito Stefano Rizzo, poi latitante per quattro giorni, quando il figlio Federico ne aveva anche diffuso la foto via Facebook per agevolare le ricerche. Ora il 53enne è in carcere in attesa di giudizio, con l’accusa di tentato omicidio aggravato.

Gianangela, cos’è che le pesa di più di questa situazione? «Aver perso la mia autonomia. E sapere che mio figlio soffre insieme a me, e non solo lui, ma anche le persone che mi sono attorno. La sofferenza è doppia: fisica e psicologica. E non mi dà tregua».

Che cosa chiede alle istituzioni? «Tutto l’aiuto che possono darmi, purché sia concreto. Il problema è quando sarò a casa, perché avrò bisogno di un’assistenza continua ».

Prima di questa vicenda aveva mai pensato al tema della violenza sulle donne? «No, avevo ascoltato certe notizie al tg, ma non avevo mai pensato che sarebbe potuto capitare anche a me. Mi sembravano delle cose talmente mostruose e inammissibile, da essere troppo lontane da me». È d’accordo con quanti ritengono che i mezzi d’informazione ne parlano troppo, scatenando il rischio di emulazione? «No. Se parlarne serve comunque a evitare a qualcuno di trovarsi in queste situazioni, ben venga. Troppa gente ancora non sa o non ci dà il giusto peso. Si sente la notizia e al massimo ci si chiacchiera sopra. Viverla invece è diverso, tanto diverso… E poi è giusto parlarne anche perché questo non riguarda solo le donne, ma pure i loro familiari e amici, che soffrono altrettanto ».

Si sente di dire qualcosa alle donne? «Di stare sempre in guardia».

E agli uomini? «Di lasciar perdere tutta questa violenza. Di pensare alle conseguenze delle loro azioni. E di pensare ai figli».

Come immagina la sua vita in futuro? «Non lo so. Sta tutto nella riabilitazione. Ma il domani mi preoccupa ».

Ha un sogno, un desiderio? «Il sogno è di poter camminare di nuovo. Il desiderio è che mio figlio sia sereno».

Angela Pederiva
Fonte: Corriere del Veneto