Visite private nell’orario in cui risultava in ospedale: contestati 110mila euro al primario

corsia ospedale1Torino, 30 gennaio 2014 – Centodiecimila euro. A tanto ammonta, secondo la guardia di finanza, il danno causato al servizio sanitario nazionale dall’ex primario di otorinolaringoiatria all’ospedale di Ivrea Valerio Di Fortunato, 62 anni. L’altro giorno, le fiamme gialle guidate dal capitano Lorenzo Capra, hanno consegnato al Procuratore capo della Repubblica Giuseppe Ferrando la relazione conclusiva di mesi di indagini. Accertamenti documentali da un lato e testimonianze dall’altro per fare chiarezza sull’attività dell’ex primario in un arco di tempo che va dal gennaio 2009 al settembre dello scorso anno.
Il professionista è indagato per truffa ai danni dello Stato. Quello che gli viene contestato è di avere esercitato la libera professione durante l’orario di servizio ospedaliero. In pratica, Di Fortunato si sarebbe allontanato dal reparto senza timbrare l’uscita e, quindi, senza segnalare l’interruzione della propria attività dentro il servizio pubblico. Secondo gli inquirenti, l’ex primario si recava in strutture sanitarie private per eseguire visite mediche non solo nell’orario in cui risultava essere presente in ospedale, ma anche con modalità difformi rispetto all’autorizzazione alla libera professione concessa dall’Asl/To4 ossia senza il placet della direzione sanitaria. Il calcolo del danno patito dall’azienda, infatti, è stato calcolato dalla finanza sommando l’indennità di esclusività percepita dall’ex primario (circa 1.500 euro al mese) alla retribuzione ordinaria pagata dall’Asl/To4 nelle ore in cui il medico risultava in ospedale, ma in realtà visitava altrove. Secondo la finanza, queste ore sono poco più di 430.
La vicenda di Di Fortunato emerge alla fine del maggio scorso quando la Procura comincia a indagare e ad acquisire la documentazione: fatture, copia delle presenze e registri delle prenotazioni. Parallelamente, l’Asl/To4 apre un’indagine interna che sfocia, in settembre, in un provvedimento di licenziamento, in una segnalazione alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti. Per Di Fortunato parla, oggi come allora, il suo avvocato, Gian Luca Marta: «Come dal primo giorno respingiamo con forza ogni accusa e la stessa impostazione di questa indagine. Da mesi, il mio cliente, ha chiesto di essere interrogato per chiarire ogni aspetto. Quanto al licenziamento, lo abbiamo impugnato. Riteniamo che l’azienda sanitaria non abbia patito alcun danno. Non solo, ricordo che il mio assistito ha sempre esercitato con impegno, tanto che è a credito di 800 ore rispetto al tempo di lavoro stabilito dal contratto».
Ma il caso di Di Fortunato sembra non essere l’unico che riguarda i camici bianchi in servizio all’ospedale di Ivrea. C’è infatti un filone di indagine che riguarda altri specialisti e il loro rapporto con la professione privata. Il reato ipotizzato è sempre truffa e la Procura sta valutando la loro posizione.
Se l’indagine su Di Fortunato è alle battute finali, il nuovo filone è in pieno svolgimento nonostante ad alcuni professionisti sia stata già notificata una proroga dei tempi dell’inchiesta. Parallelamente, seppure con criteri e strumenti diversi, anche la direzione dell’Asl/To4 sta procedendo a tappeto con i controlli su tutti (e sono 295) i medici autorizzati ad esercitare la libera professione dentro e fuori le mura dell’azienda sanitaria. E si dichiara pronta, in tutti i casi in cui l’autorità giudiziaria la individuasse come parte offesa, a costituirsi parte civile.

Rita Colae Vincenzo Iorio
Fonte: La Sentinella del Canavese