Uccisero uno spacciatore, confermata l’accusa per i poliziotti: “Omicidio volontario”

polizia stradale8La Spezia, 30 gennaio 2014 – Svolta nell’inchiesta sulla tragica sparatoria nella quale – il 17 gennaio 2012, nei pressi del canneto sottostante l’A12, vicino al casello di Sarzana – fu vittima il giovane tunisino Karim Talbi, alias Azoz, 21 anni, ucciso da un colpo di pistola che lo attinse alla schiena, trapassandogli il corpo.

Accadde mentre si dava alla fuga per sottrarsi alla cattura da parte degli agenti della Polizia, dopo un inseguimento choc sull’autostrada, sulla cui carreggiata fu ’seminato’ l’involucro contenente 290 grammi di eroina, lanciata dall’auto, una Volvo C 30, occupata dal magrebino e da altre due persone. Il pm Tiziana Lottini ha maturato il convincimento – sta qui la novità – della tenuta dell’accusa di omicidio volontario nei confronti dei due poliziotti indagati, gli assistenti Alessandro Mainardi, 43 anni, residente a Carro e Roberto Bergamaschi, 46 anni, residente a Tresana, all’epoca dei fatti e attualmente in servizio alla sottosezione della Polizia stradale di Pontremoli. Quella dalla quale, la sera del 17 gennaio, partirono per il servizio di pattugliamento in autostrada che, dopo il mancato rispetto dello stop da parte dell’auto sospetta, fece loro salire l’adrenalina, fino all’epilogo tragico dell’insedimento, conclusosi con la sparatoria letale verso il magrebino che voleva sottrarsi alla cattura. Ai due poliziotti – rispettivamente difesi dagli avvocati Giovanni Silvestre e Marco Corini (Mainardi) e Alessandro Liberatori e Marco Amatucci (Bergamaschi) – è stato notificato ieri l’avviso di conclusione indagini che conferma l’ipotesi di reato iniziale.

IL PM, in effetti, non è riuscito a stabilire chi dei due poliziotti abbia colpito lo spacciatore: manca all’appello il bossolo che ha ’trapassato’ il tunisino alla regione lombare provocando lo choc emorragico mortale. Ma nel capo di imputazione parla di «concorso» nel reato e rievoca, a dimostrazione dell’intento omicidiario, una frase attribuita a Mainardi «se lo prendiamo lo cricco», giungendo a concludere che anche Bergamaschi, una volta ultimato l’inseguimento, raccoglieva l’istigazione, sparando a sua volta; ad inguaiarlo, nello specifico, sono stati «il proprio silenzio e la condotta adesiva che rafforzava il proposito del correo».

Il pm conferma anche l’accusa di falso che, alla fine del settembre 2012, fu posta alla base della misura cautelare della sospensione dal servizio per tre mesi dei due poliziotti. Un falso che, sulla base delle loro dichiarazioni, prese forma nei verbali di arresto dei compagni di viaggio di Talbi, redatti dai colleghi: Marco Barbato, 42 anni, originario di Pescia e Bouguerra Faaza, 22 anni, tunisino.

In essi veniva rappresentata la giustificazione dei colpi sparati: quella di «un bagliore» e di uno «scoppio proveniente dai fuggitivi». I poliziotti asserirono, inoltre, di aver notato «due persone» scavalcare il guard rail.
In reatà, ha accertato il pm, a fuggire fu solo il Karim, che non esplose colpi di pistola, in quanto disarmato.

Fonte: La Nazione