Sesso a scuola, bidella assolta in appello

bidellaLa corte d’appello ha assolto “perché il fatto non sussiste” una bidella sopresa, insieme al fornitore della mensa, a rivestirsi in un locale della scuola e denunciata per atti osceni

Mantova, 31 gennaio 2014 – Assolta «perché il fatto non sussiste»: la Corte d’Appello di Brescia ha ribaltato la sentenza del Tribunale di Mantova, che nel marzo scorso condannò a due mesi di reclusione una collaboratrice scolastica ritenuta responsabile di atti osceni all’interno di una scuola. Secondo la Corte, alla luce di prove e testimonianze non c’è modo di affermare che la donna – difesa dall’avvocato Enrico Maria Torresani – abbia tenuto comportamenti penalmente rilevanti.

La vicenda risale al settembre 2010. Alla primaria di Cicognara circolava voce che la 30enne intrattenesse una relazione extraconiugale con un fornitore della mensa, incontrandolo in un locale della scuola. In un caso i due sarebbero stati sorpresi mentre si rivestivano; in un secondo episodio i carabinieri, avvisati dalle colleghe della donna in accordo con la dirigente, avevano trovato i due coetanei a colloquio, in atteggiamenti peraltro non imbarazzanti. I militari avevano comunque informato la Procura.
In seguito il presunto amante scelse il rito ordinario, ovvero il processo, mentre la donna venne giudicata con rito abbreviato e condannata a due mesi di reclusione (pena sospesa). La bidella si difese davanti al giudice raccontando che si stava semplicemente cambiando nello spogliatoio (spazio dunque riservato).
La Corte d’appello ha stabilito che nessun atto osceno è stato accertato, e che appare «fuorviante intrattenersi sulle ragioni» per cui i due giovani fossero stati sorpresi assieme: l’accusa nei confronti della donna è pertanto caduta. La vicenda aveva avuto un curioso risvolto: all’arrivo dell’Arma, si intrufolò nella scuola pure il cognato della donna, che evidentemente la teneva d’occhio, intralciando l’operato dei carabinieri. Accusato di resistenza a pubblico ufficiale, l’uomo aveva estinto il reato versando una oblazione.

Fonte: La Gazzetta di Mantova