Truffa sui soldi agli eredi, legale nei guai

avvocato giustizia tribunale processoAvvocato a processo con uno dei tre fratelli ai quali l’assicurazione risarcì i danni per la morte del padre in un incidente

Udine, 1 febbraio 2014 – Dopo la morte del padre in un incidente stradale, i suoi tre figli avevano aperto una vertenza civilistica con la compagnia assicurativa, per ottenere il risarcimento del danno. Della pratica si era occupato il loro legale. Lo stesso che, in sede penale, li aveva assistiti come parte civile nel processo per omicidio colposo a carico dell’investitrice. Dei soldi ottenuti dalla liquidazione del danno, però, ai fratelli era arrivata soltanto una parte: 50 mila euro a testa, al posto dei 64.500 riconosciuti dall’assicurazione.
Il resto – cioè la differenza di 43.500 euro – era rimasto sul conto del loro difensore. Che, di lì a qualche giorno, si era ritrovato accusato di truffa e falsità in scrittura privata. Lui e anche uno dei tre fratelli, a sua volta indagato in concorso per le stesse ipotesi di reato. Il caso è approdato in aula l’altro giorno, nel processo aperto davanti al giudice monocratico del tribunale di Udine, Mariarosa Persico.
La vicenda, particolarmente delicata visto anche l’ambito familiare entro il quale si è sviluppata, vede coinvolti l’avvocato Roberto Cianci, 53 anni, residente a Grado, e il più giovane dei fratelli, Germano Tonin, 55, di Bertiolo. A monte, l’investimento di Angelo Tonin, carabiniere in pensione, sbalzato dalla propria bici nell’urto con un’auto mentre, la mattina del 31 maggio 2008, percorreva via Pordenone, a Codroipo. I fatti che seguirono sono ricostruiti nel capo d’imputazione con il quale il pm Elisa Calligaris chiese il rinvio a giudizio per entrambi gli imputati.
In pratica, una volta conclusa positivamente la trattativa con la compagnia assicurativa, Cianci e Tonin avrebbero deciso di non dire nulla agli altri due fratelli – Fortunato e Marcello Tonin – e di sottoscrivere al loro posto la lettera trasmessa poi al legale della Multiserass srl, cioè alla società delegata dalla Air Europe spa alla liquidazione del danno del sinistro mortale.
Non è finita. Per continuare a tenere il resto della famiglia all’oscuro dell’esito della pratica, la somma era stata fatta accreditare per intero sul conto dell’avvocato Cianci: 193.500 euro in tutto, che il legale aveva poi versato soltanto in parte agli aventi diritto, attraverso la consegna a Fortunato e Marcello di un assegno di 50 mila euro l’uno. A chiudere il cerchio, le ulteriori firme – a loro volta ritenute apocrife – che Germano avrebbe apposto in calce agli atti di transazione e quietanza, al posto e all’insaputa dei due fratelli.
Era il 9 aprile del 2009. Venuti in seguito a conoscenza del reale ammontare della somma liquidata e avendo escluso, documenti alla mano, di avere mai sottoscritto i carteggi con la compagnia assicurativa, Fortunato e Marcello si erano rivolti a due nuovi legale e sporto denuncia contro entrambi. Nell’udienza che ha dato il via al processo, i due fratelli si sono costituiti parte civile rispettivamente con gli avvocati Roberto Braida e Sara Marchi. Sul banco degli imputati, invece, l’avvocato Mara Del Bianco assiste Germano, mentre l’avvocato Cesare Tapparo difende il collega Cianci.
Per quanto l’istruttoria dibattimentale sia appena alle battute iniziali, le linee difensive hanno già cominciato a delinearsi. L’avvocato Cianci, peraltro, aveva cercato di chiarire la propria posizione già in occasione del lungo interrogatorio cui si era sottoposto mesi fa, davanti al pm. «Abbiamo prodotto qualcosa come 45 documenti – ha detto l’avvocato Tapparo -, tutti comprovanti la mole di lavoro svolto dal collega sia nella vertenza civilistica, sia nella vicenda penale.
L’avvocato Cianci era riuscito a ottenere dall’assicuazione un risarcimento non soltanto congruo, ma addirittura superiore a quanto generalmente liquidato. Ciò che ora gli viene contestato, quindi, altro non è che l’applicazione di un palmario: di quella sorta di “bonus” sull’onorario per il risultato economico conseguito, largamente diffusa nella nostra professione». Una pretesa del tutto legittima, insomma, e che Cianci aveva concordato con il solo Germano. «Era lui il suo cliente storico – continua il difensore – ed era a con lui soltanto che comunicava».
Tesi che, tuttavia, non basterebbe ancora a spiegare la ragione per la quale il denaro erano confluito direttamente sul conto di Cianci. «Germano Tonin – ha osservato l’avvocato Del Bianco – non ha incassato un solo centesimo. Come chiaramente documentato, i soldi non sono finiti sul conto corrente del mio cliente». Il giudice ha rinviato il processo all’udienza del 3 luglio, per dare tempo alle parti civili di valutare – come anticipato in udienza – l’eventuale remissione della querela per la truffa.

Luana de Francisco
Fonte: Messaggero Veneto