Gli organi di Francesca salvano un bambino

francesca ragoIl suo fegato, trasportato a Bergamo, trapiantato a un piccolo di 18 mesi La mamma commossa: “È un miracolo, i medici sono stati proprio grandi”

Treviso, 2 febbraio 2014 – Mamma Rita lo definisce “un miracolo”. Una piccola parte del fegato della figlia Francesca permetterà una nuova vita a un bimbo malato di soli diciotto mesi. È il miracolo della donazione, a cui i genitori di Francesca Rago, diciotto anni di Casier, hanno detto “sì”. La loro figlia minore, studentessa in terza linguistico al Duca degli Abruzzi a Treviso, era stata investita giovedì alle 7 sulla Jesolana da un Fiat Doblò mentre andava a prendere la corriera per raggiungere la città. Venerdì mattina, dopo oltre ventiquattro ore di agonia, quando per la diciottenne non c’era più nulla da fare e ne era stata dichiarata la morte cerebrale, mamma Rita e papà Vittorio hanno accettato la proposta dei medici affinché la scomparsa di Francy potesse almeno dare una importantissima chance a diversi malati in attesa di trapianto. Ed è così che, dopo le ore previste dalla legge, è partito il lunghissimo intervento di espianto degli organi. Francesca era una ragazza giovane e in piena salute e proprio per questo i suoi organi sono quanto di più prezioso dal punto di vista clinico. L’operazione per l’espianto si è prolungata per l’intera notte e si è conclusa nella prima mattinata di ieri, quando una dottoressa del Ca’ Foncello ha chiamato mamma Rita: «Abbiamo prelevato gli organi che sono già stati impiantati».
In giornate cariche di dolore e di lacrime come quelle vissute da giovedì dalla famiglia Rago e dai tantissimi amici della ragazza, è arrivato un barlume di speranza. «Gli organi di Francesca», racconta mamma Rita Matarese con un filo di voce, «sono andati a pazienti con un’età tra i diciotto mesi e i diciotto anni». Vite giovani, giovanissime, che grazie a Francesca potranno avere un futuro. L’equipe trapianti ha prelevato il cuore, i polmoni, i reni, le cornee, il tessuto muscolo- scheletrico, e pure una piccola parte di fegato. Proprio il fegato della diciottenne era uno degli organi vitali che avevano subìto i maggiori danni nell’incidente, tanto che nel tardo pomeriggio di giovedì i medici avevano tentato un disperato intervento chirurgico per salvare la parte compromessa e proseguire nella difficilissima battaglia per strappare Francy al tragico destino. L’operazione non aveva avuto esito positivo, segnando di fatto il punto di non ritorno per la diciottenne. Eppure una piccola parte del fegato di Francesca non era danneggiata: i medici, durante l’intervento di espianto, hanno prelevato anche quella, che è immediatamente partita alla volta dell’ospedale di Bergamo. Ad attendere, c’era un bimbo malato di diciotto mesi, la cui vita era legata all’individuazione di un fegato compatibile. Quello di Francesca lo era. Gli altri organi hanno preso la strada di vari ospedali in tutta Italia e sono stati già impiantati, in una vera e propria maratona che da Treviso ha toccato Bergamo e altre località dello Stivale. Una corsa contro il tempo, tra espianto e reimpianto, nel nome di Francesca e della sua voglia di vivere tipica dei diciotto anni. «I medici sono stati dei grandi», trova la forza di dire mamma Rita ricordando la sua Francy, la “leonessa”, come l’ha definita: tenace, forte, coraggiosa, una vera leader, la cui vita è stata cancellata in una mattina di pioggia, a poche centinaia di metri da casa e sotto gli occhi degli amici che la attendevano come sempre alla fermata. Ma la sua vita non si è fermata, e adesso c’è chi potrà sopravvivere grazie a lei.

Rubina Bon
Fonte: La Tribuna di Treviso