Marò: la pena di morte ritorna con l’udienza Finmeccanica

marò3Roma, 1 febbraio 2014 – È intrecciando le date che sorge il sospetto, e il timore, che il destino dei marò Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, possa essere legato agli esiti del processo sulla tangente da 30 milioni di euro pagata da Finmeccania a politici dell’India, per vendere gli elicotteri Aw101 di Augusta Westald. Perché all’udienza del 9 gennaio scorso, i magistrati hanno sfoderato un documento «bollente», in cui sono elencati i nomi delle personalità indiane cui «mirare» per aggiudicarsi la commessa. Mentre il 10 gennaio, il Governo di New Delhi si è detto pronto a decidere se applicare o meno la pena di morte ai due fucilieri italiani. Ma andiamo con ordine, perché la vicenda merita un’attenta analisi. A partire dai documenti in possesso dei magistrati della Procura di Busto Arstizio, che svelano un supposto ruolo di personaggi di primo piano della politica indiana. La notizia, pubblicata ieri da Marco Lillo sul Fatto Quotidiano, potrebbe innestare non pochi attriti, per il riflesso che il processo Finmeccanica potrebbe avere sui marò. La lettera è stata trovata nel corso di una perquisizione dei carabinieri del Noe nell’abitazione di Lugano, in Svizzera, di Guido Ralph Hashke, alla sbarra degli imputati con l’ex presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, con l’accusa di corruzione. Il documento, datato 15 marzo 2008, recita: «All’attenzione di mister Peter Hulett (responsabile delle vendite in India di Augusta, ndr). Caro Peter, poiché la signora Gandhi è la forza trainante dietro i V.i.p. (gli elicotteri di Augusta, ndr), lei non volerà più con il Mi-8 (vecchio modello, ndr). La signora Gandhi e i suoi più stretti collaboratori sono le persone alle quali l’Alto commissario (ambasciatore della Gran Bretagna, Stato che risulta essere in Augusta, ndr) dovrebbe mirare»: Sonia Gandhi e il suo segretario politico Ahmed Patel, il premier indiano Manmonah Singh, i ministri Veerapa Moily all’Economia e Oscar Ferandes ai Trasporti, il governatore del Bengala M.K. Narayana e il capo delle ferrovie indiane Vinay Singh. Alla stessa udienza, poi, la lettera è stata messa in relazione ad un altro documento, scritto a penna da Hashke sotto dettatura di un altro indagato, Christian Mitchell, in cui sono riportati importi in milioni di euro da pagare a vari soggetti, come Af (Air force), Bur (burocrati) e Ap. Di quest’ultima sigla ne ha chiesto conto la Procura ad Haschke: «Secondo lei questo Ap per tre milioni a cui fa riferimento Mitchell nell’appunto manoscritto è Ahmed Pater (segretario politico della Gandhi, ndr) della lettera?». «Anche io – ha risposto l’uomo nell’udienza del 9 gennaio – sarei arrivato alle sue stesse conclusioni ma a me Mitchell non lo ha detto e io non lo conosco (Patel, ndr)».
Fin qui la parte del processo Finmeccanica, che ha scosso non poco anche la delegazione indiana presente all’udienza. Il giorno seguente, il 10 gennaio, sui quotidiani indiani è riportata una notizia relativa ai marò: il Governo è pronto a prendere una decisione a breve termine sulla pena di morte per i fucilieri italiani. Il timore, dunque, è che le due vicende si possano essere intrecciate, con ricadute che potrebbero abbattersi su La Torre e Girone.
di Ivan Cimmarusti
Fonte Il Tempo