Non si ferma all’alt e spara alla polizia inseguimento da paura

Polizia: una volante della Questura di CatanzaroBari, 2 febbraio 2014 – Un inseguimento e spari in aria, questa mattina alle 12.40 al quartiere San Paolo di Bari, dove solo per un caso nessuno è rimasto ferito. Tutto è cominciato in viale delle Regioni, quando un giovane in sella a una moto di grossa cilindrata, una Honda Hormet 900, non si è fermato a un posto di blocco della polizia. E’ cominciato così un inseguimento lungo via delle Regioni, in direzione del centro cittadino. Arrivato all’altezza della curva che porta poi all’ospedale San Paolo, il giovane è caduto. Si è rialzato e ha sparato due o tre colpi verso gli agenti della sezione Volanti che lo stavano inseguendo. Arrivato infine nei pressi di alcune palazzine, è entrato in un’auto guidata da un’altra persona ed è scappato. Non è ben chiaro, al momento, se si trattasse di un complice, di un conoscente o di qualcuno costretto suo malgrado, dietro la minaccia dell’arma, ad allontanarsi rapidamente.

Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della polizia scientifica per i rilievi. Sono quindi scattate le ricerche del mezzo, che potrebbe a breve essere ritrovato abbandonato, e le indagini per l’identificazione dell’uomo armato. Si tratta dell’ennesima sparatoria che si registra al quartiere San Paolo negli ultimi tre mesi e, anche se da alcune settimane non si erano registrati analoghi episodi, non è la prima volta che vengono esplosi colpi di arma da fuoco per strada. Sempre in viale delle Regioni, alcune settimane fa, numerosi colpi erano stati sparati da due auto in corsa, che si rincorrevano, e uno dei proiettili si era conficcato casualmente nella vetrina di un barbiere.

E’ solo un miracolo, dunque, se finora non si sono registrati feriti o morti tra i passanti. Il fatto che il giovane fermato oggi fosse armato conferma, tra l’altro, la tensione ancora alta nel quartiere, dove da qualche tempo si fronteggiano due gruppi criminali, per il controllo delle attività illecite nella zona.
di MARA CHIARELLI
Fonte Repubblica