Obbligava il figlio 14enne a prendere mix iperproteici per nuotare meglio

nuotoTreviso, 2 febbraio 2014 – Verso il primo atto il processo per il caso del papà 40enne di Treviso al quale il pm Valeria Sanzari ha contestato l’accusa di maltrattamenti: avrebbe costretto il figlio, nuotatore di 14 anni, ad assumere dosi massicce di integratori alimentari per migliorare le sue prestazioni in piscina. L’uomo comparirà tra qualche settimana davanti al giudice Silvio Maras.

Il caso, venuto alla luce alcuni mesi fa, destò grande scalpore. «Voleva far diventare il figlio un campione, a tutti i costi»: è il contenuto della prima denuncia, formalizzata dalla madre del ragazzo. Una querela che è stata subito presa in grande considerazione dalla Procura, anche se era la conseguenza di una separazione litigiosa tra una coppia. «Per farlo vincere, il padre lo avrebbe costretto ad assumere integratori in dosi massicce tanto che il ragazzo finì col manifestare disturbi di tipo fisico. Non solo. Il padre – per la Procura – sarebbe stato più o meno affettuoso con il figlio a seconda dei risultati conseguiti in piscina.

Ma il caso, per ora nel procedimento civile, è stato al centro di una dettagliata perizia nella quale si sono impegnati più psicologici che hanno esaminato sia il padre che la madre e i figli. Il risultato appare sconcertante e angosciante. «Le vere vittime -conclude uno degli esperti – sono i due figli. Va presa seriamente in considerazione l’ipotesi di darli in affidamento».

Sia i legali dell’uomo che quelli della donna si battono perché ciò non avvenga. Il rimpallo di accuse è pesante. «La perizia dice che la controparte presenta una personalità complessa, con aspetti sicuramente patologici». Ma i legali dell’uomo propongono una soluzione morbida per mettere fine a una guerra che rischia “di lasciare morti” su entrambi i campi di battaglia. «Cercheremo un accordo -chiariscono – con il legale dell’ex compagna».

Una strategia che lascerebbe presagire un tentativo di evitare il processo, magari con un patteggiamento extra udienza. Resta però il caso clamoroso, confermato anche dalle indagini dei carabinieri della Procura: un padre che avrebbe costretto il figlio 14enne ad allenarsi nel nuoto oltre le sue forze. Inducendolo, per fargli migliorare le prestazioni, ad assumere integratori e prodotti iperproteici del tutto inadeguati all’età della pubertà. «Un comportamento -la tesi del legale della donna- che evidenzia un chiaro disturbo della personalità».

Roberto Ortolan
Fonte: Il Gazzettino