Processo Meredith, bufera sull’intervista al presidente della corte Nencini. Gli avvocati di Sollecito: “Inammissibile”

Alessandro Nencini, presidente della Corte d'Assise d'Appello di Firenze
Alessandro Nencini, presidente della Corte d’Assise d’Appello di Firenze

Firenze, 1 febbraio 2014 – Dopo il processo Meredith parla in un’intervista al Corriere della Sera Alessandro Nencini. Ed è bufera, con gli avvocati difensori di Sollecito che insorgono. In testa il legale Giulia Bongiorno. Il presidente della Corte d’Assise d’Appello che ha emesso il verdetto nell’Appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher ha parlato di molti aspetti del processo. Chiuso con condanne a 28 e 25 anni per Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

“Infliggere condanne da 25 e 28 anni a due ragazzi non è stato facile – dice Nencini – Ho anche io dei figli, è emotivamente molto forte”. Sulla lunga camera di consiglio dice: “Gli atti del processo prendono una stanza intera, dovevamo valutare attentamente e prenderci tutto il tempo”.

“Le sentenze si rispettano, le interviste no. E’ gravissimo, anzi inaccettabile, che il presidente Nencini abbia
commentato pubblicamente quanto accaduto nel segreto della camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva di Sollecito”: a dirlo sono oggi in una nota congiunta gli avvocati Giulia
Bongiorno e Luca Maori, legali del giovane, dopo l’intervista del presidente della Corte d’assise d’appello di Firenze.

Un passo molto contestato dell’intervista di Nencini riguarda la decisione di Sollecito di non essere ascoltato nel processo. “E’ un suo diritto – ha detto Nencini, ma certamente priva il processo di una voce. Ha detto solo quello che voleva senza sottoporsi al contraddittorio”.

“Ci chiediamo innanzitutto – affermano Bongiorno e Maori – se parla a nome di tutti i giurati e se la frase sul mancato interrogatorio di Raffaele Sollecito significa che, se avesse accusato Amanda Knox,
sarebbe stato assolto”.

“In ogni caso, ricordiamo a tutti che ai magistrati compete il potere di giudicare – sottolineano i due difensori -, non quello di intromettersi nelle scelte della difesa e di commentarle pubblicamente. Nei
prossimi giorni valuteremo le iniziative da intraprendere”.

Per gli avvocati Maori e Bongiorno “la moda delle interviste sulle camere di consiglio scredita l’intera magistratura, ma rilasciare un’intervista dopo una sentenza di condanna e’ semplicemente
inammissibile”.
Fonte La Nazione

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