Giustizia lenta, lo stalker si scatena

carabinieri notte12Modena, 3 febbraio 2014 – «Lo stalking non è un reato come gli altri. La tempestività della sentenza e dell’eventuale decisione di allontanare il persecutore dalla sua vittima è fondamentale». Così Daniela Franchini di Modena referente regionale dell’associazione supporto vittime di stalking, I-Care spiega la sua perplessità nell’aver assistito per l’ennesima volta a Modena ad un rinvio dei giudici sulla decisione legata ad una vittima di stalking. «Ma qual è il significato di immediato?», si chiede Daniela Franchini. La domanda nasce da un caso di persecuzione che la Franchini sta seguendo da tempo e che ai primi di dicembre era balzato agli onori della cronaca, vittima una 30enne di Modena. Alla richiesta di un processo immediato dopo quei fatti l’udienza è stata fissata per maggio, 4 mesi dopo un’udienza già in calendario. Da due anni, da quando cioè la loro relazione era terminata, la donna era vittima di persecuzioni da parte dell’ex convivente, un coetaneo da cui aveva avuto una bambina, ora di 6 anni. L’uomo, nel frattempo trasferitosi a Napoli, l’assillava con sms, telefonate e messaggi in chat. «Era un continuo – spiega la Franchini – tanto da costringere la vittima a cambiare ogni possibile recapito, più volte». Ma nulla da fare, l’uomo non la smetteva e anzi, a luglio, le persecuzioni si sono intensificate. Dopo un anno e mezzo di denunce si è arrivati a un provvedimento restrittivo solo a metà novembre. Questo però non ha impedito all’uomo di salire a Modena da Napoli e di piombare sotto casa dell’ex per minacciarla. Solo l’intervento dei Carabinieri ha permesso che le cose non degenerassero. Era il 2 dicembre, e l’uomo è stato arrestato, «ma solo per tre giorni – riprende la Franchini – dopodiché è stato rilasciato e mandato a Napoli con l’obbligo di restare là». Ma il provvedimento restrittivo non è stato confermato, e l’uomo continua a perseguitare la donna via telefono e socialnetwork con ingiurie e offese.
«A seguito della violazione della misura cautelare, a dicembre, abbiamo chiesto il processo immediato. – aggiunge Franchini – Ora per me immediato significa velocità, immediatezza appunto, non nella realtà del caso non è stato così, e il processo è stato fissato per la fine di maggio. Perché a questi tipi di processi non viene data la giusta attenzione e velocità? Perché lasciare libero un essere che ha già violato un primo provvedimento di misura cautelare?». Alla scoperta “dell’immediatezza del processo” la vittima è stata colta da malore e portata in ospedale: la diagnosi medica parla di un trauma cranico dopo uno svenimento causato da un attacco di panico.

Andrea Minghelli
Fonte: Gazzetta di Modena